CUNEO - Da Torino per rubare nel negozio 'H&M' di corso Nizza

In corso il processo a una giovane che aveva preso di mira quattro attività commerciali del capoluogo della Granda. Sentiti due testimoni

s.m. 13/06/2018 15:09

Si è svolta oggi, mercoledì 13 giugno, presso il tribunale di Cuneo, l’escussione di due testimoni nel processo a carico di una ragazza, M.G., residente a Torino accusata di aver rubato dei vestiti presso il negozio di corso Nizza ‘H&M’ e presso altri esercizi commerciali dell’asse centrale della città, con la complicità di un’amica all’epoca dei fatti (risalenti al 3 maggio 2016) minorenne. A decidere sulla questione il giudice Anna Gilli.
 
Il Pubblico Ministero, Alba Mollo, ha interrogato l’addetto alla sicurezza che ha fermato la giovane, il quale ha raccontato nel dettaglio ciò accadde quel giorno: "In quel caso avevo fermato due ragazze che erano entrate nei camerini del piano terra, è un controllo che svolgo di frequente in quanto non può entrarvi più di una persona. Lì ho visto una placca anti-taccheggio cadere per terra, erano in due. Sono state nel reparto e hanno girato a lungo per il piano, nascondendo le placche sotto dei vestiti appesi”.
 
In seguito il vigilantes è passato all’azione: "Quando hanno finito il loro giro mi sono messo all’entrata, quando hanno tentato di uscire le ho fermate, sono riuscito nel tentativo solamente all’altezza del negozio ‘Pandora’ . Lì ho chiesto loro di entrare dentro il negozio, ma una è scappata, mentre l’altra è rimasta. Avevano una camicia e altri oggetti addosso. Il responsabile del punto vendita ha allertato le forze dell’ordine. Poi abbiamo verificato la merce che avevano sottratto. Dopo abbiamo fatto lo scontrino sulla roba che aveva addosso”. 
 
Dopo l’ascolto del vigilante privato è toccato ad una delle agenti di polizia intervenute sul posto raccontare la sua versione dei fatti, corrispondente a quanto raccontato dalla guardia: "È stato richiesto un intervento della volante. Una volta intervenuti abbiamo trovato l’addetto alla sicurezza con la ragazza che aveva degli abiti ai quali erano stati levati i dispositivi antitaccheggio".
 
L’agente di Polizia ha poi rivelato al giudice alcuni dettagli: "Ho effettuato io la perquisizione sulla persona e sull’autovettura dove sono stati rinvenuti altri abiti. L'autovettura era della madre, non era intestata a lei”. 

A quel punto i poliziotti, verificando dove i capi di abbigliamento erano stati sottratti, hanno avuto conferma che si trattava proprio di indumenti che facevano parte della loro collezione ma che, attraverso il numero di matricola, non risultavano esser passati al computer che ne registra la vendita e il pagamento.

Tutti i dipendenti dei negozi presi di mira, avevano riconosciuto in foto, M.G.. Quattro in tutto i negozi presi d’assalto in poche ore dalle due amiche per il loro shopping 'gratuito' e nessuno si era accorto del furto, visto che le ragazze, dopo aver tolto il dispositivo antitaccheggio, lo nascondevano tra la roba in esposizione, all’interno dello stesso esercizio commerciale.

L’avvocato della difesa Enzo Sateriale ha chiesto l’esame dell’imputata, che si svolgerà il 18 luglio, seguirà la discussione tra le parti. 

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