CUNEO - Dermatite a causa dell'uso di fazzoletti con i Looney Tunes: risarcita una cuneese

La Corte di Cassazione conferma che l'azienda produttrice dovrà rimborsare 4 mila euro euro a una donna risultata allergica a sostanze non segnalate sul prodotto

22/02/2018 09:44

Si è chiusa nei giorni scorsi una vicenda che ha avuto inizio ad agosto 2008. Una donna cuneese utilizzò alcuni fazzoletti di carta  stampati con immagini colorate raffiguranti i personaggi dei cartoni animati Looney Tunes, per asciugare il sudore su viso, collo e braccia. A seguito dell’uso dei fazzolettini comparve un’evidente dermatite, diagnosticata da personale sanitario come “reazione allergica da metallo” e che richiese tre mesi di cure per vedere superati tutti i sintomi, tra i quali desquamazione e lacerazione della pelle collegate a dolore acuto.
Nel medesimo lasso di tempo apparve evidente come la causa scatenante della grave irritazione cutanea fosse da ricercare proprio nell’uso dei fazzoletti in questione: essi contenevano infatti nichel, elemento probabilmente presente nella colorazione di alcune delle immagini stampate e al quale la donna era allergica. Di questo metallo tra i più potenti allergizzanti esistenti in natura non era tuttavia segnalata la presenza sulla confezione dei fazzoletti.

A seguito di ciò, e per vedere tutelati i suoi diritti e risarciti i danni patiti, la signora si rivolse all’avvocato cuneese Elisabetta Agnello, che citò presso il Tribunale di Cuneo la Soffass SpA. Nonostante l’evidente e riconosciuto rapporto di causa ed effetto tra l’uso del fazzoletto e l’insorgere della dermatite, nel giudizio di primo grado le richieste di risarcimento della consumatrice non vennero accolte dal Tribunale poiché il Giudice, preso atto della lacuna normativa riguardo alla soglia di tollerabilità sulla presenza di metalli in prodotti come i fazzoletti di carta, assimilò questi ultimi ai tessili e non ad alimenti o cosmetici, sui quali la normativa prevede limiti alla presenza dei metalli decisamente più bassi. La Corte d’Appello di Torino nel 2014, invece, ribaltò completamente la sentenza di primo grado accogliendo il ricorso dell’avvocato Agnello e riconoscendo come colpevole, “la mancanza assoluta di etichetta o avvertenza circa la presenza dei metalli in questione sulla confezione, avvertenze funzionali ad informare potenziali soggetti allergici del rischio, particolarmente concreto proprio in rapporto alla tipologia del prodotto e alla sua normale destinazione d'uso”. Il Codice del Consumo, infatti, impone al produttore di indicare “l’eventuale presenza di materiali o sostanze che possano arrecare danno all'uomo, alle cose o all'ambiente”. Si consideri inoltre che la stampa sui fazzoletti di personaggi dei cartoni animati fa ritenere probabile l’uso del prodotto anche da parte di bambini: soggetti che, se allergici ai metalli in questione, hanno soglia di tollerabilità ancora più bassa di un adulto.

Dunque in secondo grado l’azienda fu condannata a versare alla consumatrice un risarcimento di oltre quattromila euro. Infine, la scorsa settimana la vicenda si è conclusa vedendo riconosciuto in via definitiva il danno patito dalla consumatrice: la Corte suprema di Cassazione di Roma ha infatti rigettato il ricorso proposto dalla Soffass SpA, ribadendo che il produttore è tenuto in ogni caso ad indicare l'eventuale presenza di materiali o sostanze che possano arrecare danno all’uomo.

Redazione Cuneodice.it

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