LIMONE PIEMONTE - Furti al cantiere del Tenda bis, le intercettazioni dell’ex direttore tecnico: “Col ferro ci guadagno”

Antonino Froncillo ha risposto alle domande di pm e giudice: “Non parlavo di ricavi personali”. Per l’accusa più di 200 tonnellate di materiali vennero rivenduti

Andrea Cascioli 25/10/2021 20:00

 
A sentire gli imputati pare che in effetti nessuno si curasse di ciò che accadeva ai “rottami ferrosi” nel cantiere del Tenda bis, almeno fino al sequestro disposto dalla Procura nel maggio 2017.
 
“L’azienda non si preoccupava proprio del ferro, quel cantiere costava 80mila euro al giorno. Hanno comprato oltre 6 milioni di tonnellate di materiali ferrosi, la quantità contestata non arriva al 2% del totale”: parole dell’ingegner Antonino Froncillo, già direttore tecnico del cantiere per conto della Grandi Lavori Fincosit, l’azienda che nel 2013 aveva vinto la gara d’appalto per il raddoppio del valico internazionale. Dopo quattro anni di lungaggini infinite, il colpo di grazia alla società consortile Galleria di Tenda era arrivato dalle fiamme gialle. Già a fine 2016, allertati dalle voci su certi strani passaggi di camion in val Vermenagna, la Guardia di Finanza aveva iniziato a indagare su un presunto traffico di gasolio e materiali da costruzione. Ne è emerso in seguito che tra il gennaio 2014 e il maggio 2017 sarebbero state sottratte almeno 212 tonnellate di ferro: le centine, pagate 850 euro alla tonnellata in cantiere, venivano rivendute in nero a prezzi irrisori. Il guadagno dell’operazione è stato stimato in oltre 23mila euro per i carichi che i finanzieri sono riusciti a tracciare, ma si ritiene che possa essere in realtà superiore ai 100mila.
 
Dopo lo sdoppiamento del procedimento (le imputazioni più gravi, tra cui la frode ai danni dello Stato, sono finite per competenza a Torino) a Cuneo sono sotto processo cinque dirigenti e operai di Grandi Lavori Fincosit: oltre al direttore tecnico, i capocantiere Giuseppe Apone e Antonio Palazzo e gli operai Luigi Mansueto e Nunziante De Rosa. Nelle intercettazioni ambientali si sente Froncillo dire ai suoi interlocutori frasi sibilline come “io col ferro ci guadagno”. “Mi riferivo ai ricavi che Fincosit aveva dall’Anas, non a miei guadagni personali” precisa l’ingegnere, il quale però si confonde quando il giudice Sandro Cavallo gli domanda il senso di un’affermazione contenuta in un’altra intercettazione. In questa si sente uno dei dipendenti dire “siamo pieni di centine, ma perché ordinate tutte queste centine?”, al che Froncillo risponde “il cane dorme”: “Ho capito” replica laconicamente l’altro. Qual è il “cane che dorme”? Forse chi avrebbe dovuto vigilare sui materiali forniti dall’Anas al cantiere?
 
Fatto sta che l’ingegnere si sentiva dire dal contabile Sergio Scarpelli che anche sul versante francese del cantiere venivano stipate “una marea di centine”. Quelle che secondo la Procura sarebbero state tagliate e rivendute come rottami appena dopo la consegna. “C’erano sedici diversi tipi di centine, per questo a volte sembra dalle intercettazioni che alcune ancora nuove venissero subito smaltite: ma non è così” assicura il dirigente accusato: “Non siamo una fabbrica di automobili, ma un cantiere che lavora dentro una montagna. Non si sa quali costi non previsti possano presentarsi”. Froncillo era a Limone dal lunedì al venerdì, di regola, ma ammette che non sarebbe stato in grado di distinguere gli scarti dal ferro “buono”: “Potrebbero esserci materiali che appaiono nuovi ma che di fatto sono esuberi di lavorazione. Non avrei saputo dire a cosa fossero destinati, queste conoscenze competono agli operativi”. Ovvero i suoi attuali coimputati, sui quali il direttore tecnico scarica ora tutte le responsabilità: di Nunzio De Rosa, in particolare, dice che fu allontanato dalla gestione dei rifiuti in seguito alla sparizione di un documento.
 
Anche con l’impresa di Collegno che si occupava degli smaltimenti, la De Mitri, i rapporti erano burrascosi. Froncillo racconta di quando alla fine di aprile del 2017 De Mitri gli consegnò 1400 euro in contanti: “Avevo dovuto pagare di tasca mia una multa da 3100 euro a causa di un errore commesso da lui nello smaltimento dei rifiuti ferrosi. Per questo mi chiamò per consegnarmi la busta, a titolo di parziale rimborso”. In seguito a questi ed altri inconvenienti sarebbe maturata la decisione di affidarsi a una diversa azienda.
 
L’unico altro imputato che è comparso oggi in aula per rendere dichiarazioni spontanee è Giuseppe Apone, il primo capocantiere inviato da Fincosit. Lui è chiamato a rispondere solo di furto aggravato: “Ho prestato servizio dall’estate 2014 fino a gennaio 2016. All’epoca non c’era nemmeno un cantiere e tutti i reati ora contestati riguardano la costruzione della galleria. Ma io ho preso parte solo alla fase precedente, poi sono stato inviato dall’azienda in Sardegna”.
 
A carico di Froncillo e De Rosa il pubblico ministero ha contestato due imputazioni aggiuntive che riguardano la sparizione dello smarino, ossia dei detriti di scavo. Nella prossima udienza, fissata il 3 dicembre, il giudice ascolterà le eventuali richieste istruttorie prima della discussione finale.

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