C’è un cane di razza jack russell al centro di due diversi procedimenti penali che un 54enne residente a Centallo ha dovuto affrontare nelle ultime settimane. Il primo, per maltrattamento di animali, si è chiuso con un’assoluzione perché il fatto non costituisce reato. Il quell’occasione S.B., l’imputato, era stato denunciato dai vicini che lo avevano visto sedare una violenta lite fra due dei suoi cani: “Il punto - aveva sostenuto il pubblico ministero Anna Maria Clemente - è che l’imputato sia stato ‘eccessivo’ nel tentativo di salvare l’altro cane come detto da lui stesso: l’ha buttato nell’acqua e colpito con un pugno”. Un comportamento che la Procura aveva ritenuto “non giustificato” e di cui era stata contestata “la crudeltà e soprattutto la mancanza di necessità”. Ben diversa la versione dell’accusato, appassionato cinofilo, che l’avvocato Alberto Crosetto aveva così sintetizzato: “Conosce l’aggressività dei cani, in particolare il jack russell, che in stato di eccitazione possono anche uccidersi: l’unico modo, dice, era di usare violenza e buttarne uno nel fosso pieno d’acqua. Successivamente ha anche chiamato il veterinario perché un cane presentava una ferita, inferta però dalla morsicatura dell’altro”. Cadute le precedenti accuse, S.B. è tornato a processo sempre a seguito di una denuncia dei vicini, per un altro fatto che vede il jack russell involontario protagonista. I rapporti tra i due nuclei sono tesi da tempo, specie a causa dell’uso di una strada poderale su cui gli autori della denuncia, marito e moglie sessantenni, hanno diritto di passaggio. L’uomo racconta di essere stato minacciato dal vicino di casa e dalla moglie nel settembre del 2022, mentre passava sulla strada in auto: “La moglie ha aperto la portiera e mi ha sputato in faccia, dopo poco è spuntato lui con qualcosa in mano, dalle telecamere ho visto che forse era un decespugliatore. Ha detto ‘se mi ammazzi il cane ti spacco la testa’, io stavo andando avanti piano”. Anche in questo caso la versione dei fatti del 54enne è ben diversa: il cane, spiega, era uscito in strada seguendo sua moglie. Lui stava effettuando alcuni lavori agricoli poco distante: “Ho sentito mia moglie urlare ‘fermati, fermati, se mi ammazzi il cane ti ammazzo’. Il vicino non si è fermato e lei ha cercato di bloccare la macchina con il rastrello, anche perché è duro d’orecchi. Io sono andato solo per vedere cosa stesse succedendo e non gli ho detto nulla”. La moglie dell’imputato ha patteggiato una condanna in un diverso procedimento: “Si è spaventata, - spiega il marito - era già successo che un nostro cocker venisse investito proprio da un camioncino che stava andando dal vicino”. Il processo è rinviato al 18 giugno prossimo per la discussione.