Il gup Alberto Boetti dovrebbe pronunciarsi il prossimo 24 settembre sui rinvii a giudizio dei sei accusati nell’indagine sulla morte della piccola Anisa Murati. La bambina di sette anni morì nelle acque del biolago di Caraglio il 17 luglio del 2024, durante una gita dell’estate ragazzi di Demonte. Alla chiusura delle indagini sono sei le persone sotto inchiesta per le quali il sostituto procuratore Alessia Rosati ha chiesto il rinvio a giudizio: il gestore del biolago Roberto Manzi, il parroco di Demonte don Fabrizio Della Bella in qualità di responsabile dell’estate ragazzi, due animatrici maggiorenni che dovevano vigilare sul gruppo, il progettista dei lavori e il responsabile dell’ufficio tecnico comunale. Le difese dei due tecnici - accusati anche di falso in atto pubblico - valutano la possibilità di richiedere il giudizio con rito abbreviato, condizionato all’audizione dei consulenti di parte. Le contestazioni nei loro confronti si fondano principalmente su una presunta difformità dei lavori rispetto al progetto originale, che prevedeva l’apposizione di tronchi galleggianti sullo specchio d’acqua. Una modifica che secondo i difensori era comunque già stata notificata e che non avrebbe inciso sulla sicurezza dell’impianto. Mancavano, obietta la Procura, alcuni presidi di sicurezza: punti di accesso circoscritti e raggiungibili solo tramite pontili muniti di scalette, una recinzione delle sponde del bacino, una separazione con galleggianti tra la zona dedicata ai non nuotatori (profonda 1,10 metri) e quella dei nuotatori dove l’acqua arriva invece fino a 3,75 metri di altezza. E anche una cartellonistica che segnalasse, in modo evidente, i valori di profondità dell’acqua e pendenza a bordo del bacino. All’origine della tragedia anche una svista che il magistrato imputa alle animatrici: Anisa aveva al polso il braccialetto consegnato a tutti i membri della comitiva, ricordano i testimoni. Ma era quello sbagliato, stando ai riscontri: alla bambina sarebbe stato dato un braccialetto arancione, quello riservato ai nuotatori, anziché di colore verde come doveva essere per i più piccoli. Sulla posizione delle due giovani, poco più che maggiorenni all’epoca, incide un pronunciamento già effettuato dal tribunale per i minorenni di Torino. Vagliando la posizione di un’altra animatrice, non ancora maggiorenne, la procura ha chiesto l’archiviazione ritenendo che le responsabilità in merito all’organizzazione della gita andassero attribuite al parroco, sebbene quest’ultimo non fosse presente a Caraglio quel giorno. Una circostanza che le difese delle altre due animatrici potrebbero valorizzare in sede di dibattimento.