CUNEO - Massacrarono un 42enne cuneese, sentenza definitiva per l’omicidio alle Canarie

La Corte Suprema spagnola conferma le condanne per i tre responsabili dell’efferato delitto di Andrea Costa, nato una discussione su un conto non pagato

in foto: Andrea Costa, vittima dell'omicidio, in una foto tratta dal profilo Facebook

Redazione 13/04/2026 14:55

La Corte Suprema spagnola ha confermato le condanne inflitte ai due uomini e alla donna che, nella notte del 12 settembre 2021, massacrarono il 42enne cuneese Andrea Costa in un’abitazione di Vecindario, sull’isola di Gran Canaria. Costa, ex operaio della Michelin, trasferitosi un anno prima da Confreria insieme alla compagna, venne picchiato, legato e soffocato da David José Roger Pérez detto “El Adoptado”, suo coinquilino, e Juan Felipe Alemán Vega. Una complice, Estefanía Pino Alemán Vega, fornì il lenzuolo strappato con cui la vittima venne strangolata. Il movente del brutale omicidio era legato a una cena a cui avevano partecipato tutti insieme quella sera in un ristorante nel sud di Gran Canaria, lasciando la vittima da sola a pagare l’ingente conto. Costa non aveva abbastanza soldi per coprire la somma, quindi il ristorante aveva dovuto chiamare la polizia. Pochi minuti dopo il gruppo era ripassato di lì e, vedendolo parlare con gli agenti, aveva temuto che l’italiano stesse denunciando la loro attività di traffico di droga. Dopo aver commesso il delitto, gli imputati avevano caricato il corpo del 42enne nell’auto e lo avevano abbandonato in un punto isolato nella località Pozo Izquierdo, dando fuoco alla vettura. Gli investigatori avevano ritrovato il cadavere, ormai carbonizzato, il giorno successivo. Sulle prime gli esperti forensi non furono in grado di stabilire se vi fossero stati atti di crudeltà né quando fosse avvenuto il decesso. Nessuno degli imputati era sotto l’effetto di alcol o droghe al momento dell’aggressione, né sono state refertate lesioni che facessero ipotizzare un tentativo di difesa da parte della vittima. Un’aggressione perpetrata in modo “brutale e continuo” secondo i giudici. I tre, che avevano ammesso la propria colpevolezza durante il processo, erano stati tutti condannati dal Tribunale provinciale di Las Palmas: diciassette anni la pena per i due assassini materiali, sette anni e sei mesi per la complice. Le difese hanno presentato appello prima all'Alta Corte di Giustizia delle Isole Canarie e poi alla Corte Suprema. Quest’ultima ha respinto i ricorsi e confermato la condanna. La cassazione spagnola non ha riconosciuto nemmeno l’attenuante della confessione, giunta oltre i termini previsti: “Gli imputati - si legge nella sentenza - si sono limitati ad ammettere in tribunale alcuni dei fatti contestati, pur essendo pienamente a conoscenza delle prove a loro carico”. Costa era arrivato in Spagna con il sogno di cambiare vita, aprendo un cannabis club a Carrizal. Le cose però non erano andate come lui e la compagna speravano: nel giro di pochi mesi, scaduto il contratto di affitto, aveva dovuto chiudere il locale. La donna, infermiera di professione, era tornata a Cuneo dal figlio, lui era rimasto sull’isola per cercare un lavoro nella ristorazione.