ROBILANTE - Operaio morì travolto da una frana a Robilante, in tre alla sbarra

Per la morte del 42enne Danilo Dalmasso sono chiamati a giudizio il direttore della cava Sibelco, il datore di lavoro della vittima e un supervisore

in foto: Danilo Dalmasso, vittima dell'incidente mortale alla cava Sibelco

Andrea Cascioli 13/03/2023 17:55

L’ultima telefonata di Danilo Dalmasso è partita alle nove e sei minuti del 2 marzo 2019, diretta al suo capoturno. Nell’ora successiva l’utenza registra solo chiamate in arrivo, dalla moglie: chiamate a cui l’operaio 42enne di Vernante, residente a Borgo San Dalmazzo, non poteva più rispondere. Una frana l’ha travolto in quel lasso di tempo, seppellendo lui e la pala meccanica che stava manovrando sotto tonnellate di sabbia, staccatesi dal cosiddetto “cumulo invernale” della cava Sibelco di Robilante.
 
Il cumulo è l’area in cui vengono stoccati i materiali che in inverno permettono alla cava di continuare a produrre. Il compito di Dalmasso, come degli altri palisti, consisteva nell’asportare i materiali e portarli con la benna verso i punti di spillamento, ovvero le bocchette: “L’incidente è avvenuto a marzo, quando gran parte del cumulo era già stato asportato. C’era però un fronte di una trentina di metri sotto il quale è stata sepolta la pala” ha ricordato in udienza il funzionario della polizia mineraria Luigi Rinaldi. Chi eseguì i rilievi dopo la tragedia sostiene che il metodo di prelievo utilizzato fosse errato e insufficienti le prescrizioni adottate, come l’obbligo di lasciare la benna rivolta verso il cumulo (senza mai “dargli la schiena”) e di mantenere il fronte il più possibile lineare. A riprova di ciò, la Procura cita il fatto che dopo l’incidente mortale venne introdotto un nuovo sistema: non più asportazioni di fronte al cumulo, ma dall’alto.
 
Per la morte di Dalmasso sono chiamati a giudizio, con l’accusa di omicidio colposo, il datore di lavoro dell’operaio, E.D., titolare della Dovero Scavi di Borgo San Dalmazzo, il direttore dello stabilimento Sibelco F.S. e un supervisore, V.C., incaricato dalla Sibelco di seguire il lavoro delle ditte esterne. Davanti al giudice sono già sfilati diversi testimoni: colleghi di lavoro, carabinieri, ispettori, anche la moglie e il suocero della vittima (i familiari sono stati risarciti e non si sono costituiti nel processo). La Sibelco lavora un milione di tonnellate all’anno di silice per vetrerie e serve clienti importanti come la AGC di Cuneo. Un grande stabilimento, insomma, dove però quel giorno erano presenti pochi addetti: era un sabato mattina. “Non c’erano testimoni e nessuno a presidiare l’area, solo nel momento in cui un autista si è accorto di non vedere la pala lo ha segnalato” ha spiegato il funzionario Rinaldi.
 
Il responsabile prevenzione della cava ha ricordato il momento in cui arrivò sul luogo della tragedia: “La pala era parzialmente coperta, si vedeva solo la parte posteriore del mezzo”. La ditta Dovero aveva consegnato a Sibelco un elenco dei suoi incaricati nel quale, però, non figurava il nome di Danilo Dalmasso: “L’elenco era stato fornito a inizio lavorazioni e non più integrato. Ma Dalmasso sarebbe stato autorizzato comunque, perché era abilitato a usare mezzi di movimento terra”. Un operatore della Dovero ha parlato del modo in cui la lavorazione è cambiata dopo l’accaduto: “Ora il materiale si estrae ‘a fette’ e il fronte su cui lavoriamo è molto più basso”. Un sistema che ha reso più sicura l’estrazione, sebbene anche quattro anni fa questo genere di eventi fosse - per fortuna - molto improbabile: “C’erano già stati franamenti, ma mai una cosa del genere”.
 
L’istruttoria proseguirà il prossimo 28 marzo.

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