CUNEO - “Pagate o finirete in tribunale”. Il ricatto sul filo del telefono non ha un colpevole

Un pregiudicato era accusato di tentata estorsione, dopo la denuncia di due signore: raccontavano di essere state contattate per il pagamento di una rivista

Andrea Cascioli 03/04/2026 10:24

Si chiude senza un colpevole il processo per tentata estorsione a carico di un pregiudicato agrigentino, Amedeo Borsellino, che la Procura di Cuneo riteneva essere coinvolto nell’ideazione di un ricatto ai danni di due donne cuneesi, madre e figlia. Le due, attive nella gestione di un rifugio per animali, erano state contattate da un sedicente addetto al “recupero crediti” che lamentava il mancato pagamento di un abbonamento alla rivista “Cinque corpi dello Stato”. “Eravamo già state contattate in passato per riviste delle forze dell’ordine, quindi la richiesta non mi ha sorpresa: quello che mi ha preoccupata è stata l’entità” afferma la figlia. L’interlocutore pretendeva il versamento di quattromila euro a titolo di “pagamento moratorio”, perché sarebbe stata saltata una precedente rata da 150 euro. A chiarire la situazione era stato un conoscente delle due donne, luogotenente della Guardia di Finanza, che le aveva invitate a sporgere denuncia. Il finanziere ha a sua volta ripercorso la vicenda e dato conto delle circostanze che hanno portato all’identificazione di Borsellino, titolare del conto corrente postale su cui si sarebbe dovuto effettuare il pagamento. “Lo stesso soggetto, - spiega - aveva telefonato con tre numeri diversi, poi risultati intestati a tre extracomunitari di cui due con precedenti penali e uno irreperibile sul territorio nazionale. Il soggetto in ogni caso parlava perfettamente italiano, senza inflessioni”. Dalla richiesta iniziale di quattromila euro si era scesi nel corso della telefonata a una somma di 800 euro. L’estorsore, in seguito, aveva richiamato per chiedere come mai il pagamento non fosse stato effettuato, minacciando di “inviare il plico al tribunale” e che le due cuneesi “ne avrebbero pagato le conseguenze”. Era proprio questa minaccia, secondo il pubblico ministero Lucietta Gai, a qualificare il fatto come tentata estorsione e non semplice tentativo di truffa. In merito alla responsabilità dell’imputato, il pm ha osservato: “Chi compirebbe un reato contro il patrimonio per conseguire un profitto non verso di sé o verso una persona a sé collegata? Borsellino è il soggetto che avrebbe dovuto beneficiare dell’ingiusto profitto”. Osservazione che l’avvocato Silvano Garello, difensore dell’imputato, ha contestato menzionando il fatto che le telefonate dell’ignoto ricattatore erano partite dalla provincia di Monza, mentre l’accusato in quel periodo era sottoposto alla sorveglianza speciale e all’obbligo di soggiorno in Sicilia: “Improbabile che girasse per tutta l’Italia essendo soggetto a due misure cautelari”. Per lui la Procura aveva chiesto la condanna a due anni e due mesi di reclusione, più una multa di 1.400 euro. Il giudice Graziana Cota lo ha assolto per non aver commesso il fatto.