Nega di aver mai effettuato manovre non necessarie su una giovane paziente, fino all’abuso sessuale, il neurochirurgo che oggi è chiamato a rispondere di quanto sarebbe accaduto durante una visita nel suo studio privato di Cuneo. Una cosa, tuttavia, la ammette nel corso del lungo esame davanti ai giudici: “Probabilmente non mi sono spiegato nel modo opportuno, chiedo sempre il consenso ai pazienti ma non spiego nel dettaglio come si svolge l’esame”. L’esame, nello specifico, era un’ispezione vaginale che lo specialista spiega di aver svolto perché sospettava che l’origine del forte malessere accusato dalla paziente fosse una patologia del pavimento pelvico. Nelle intercettazioni a suo carico, tra le varie cose, lo si sente dire: “Mi sembra assurdo che debba chiedere un’autorizzazione, io sono un medico: se una va dal senologo lo sa che le tocca il seno”. Lui però non è un senologo né un ginecologo, gli viene fatto notare: “La patologia al pavimento pelvico - risponde - incrocia varie specialità: non ci sono tanti medici che se ne occupino, io sono tra quelli che lo fanno in Piemonte”. Le presunte violenze risalgono alla seconda delle due visite che la donna, all’epoca 27enne, effettuò nello studio del neurochirurgo. Era arrivata con un forte mal di schiena: “Disse che aveva fatto un po’ di fisioterapia e preso farmaci, ma il mal di schiena continuava a essere presente” ricorda il dottore. Lui aveva prescritto una risonanza al bacino e raccomandato di tornare dopo venti giorni, proseguendo la terapia. Prima ancora, però, la paziente aveva accusato un peggioramento, quindi la visita di controllo era stata anticipata. A differenza della prima volta, quando era accompagnata dalla madre, la ragazza si era presentata da sola. Su quanto accaduto a quel punto le due versioni sono molto differenti. La paziente parla di un’ispezione vaginale eseguita senza nemmeno indossare i guanti e applicare il gel. Ma anche di una serie di atteggiamenti ambigui del medico, fino ad arrivare a una carezza alla fine della visita e alla raccomandazione di chiamarlo sul cellulare se ci fossero stati problemi: “Avevo intuito che ci fosse qualcosa di storto, sbagliato, schifoso, ed ero turbata da questo” ha confidato in aula, piangendo. L’imputato invece di aver effettuato l’esame pelvico prima con una garza e poi con i guanti, chiedendo alla paziente di togliere solo i pantaloni e non gli slip. “Era un esame di un attimo, interessava solo verificare che non ci fosse un disturbo di sensibilità” spiega. Possibile che lei non si fosse accorta dei guanti? “Quando faccio un esame della sensibilità chiedo sempre al paziente di tenere gli occhi chiusi, per non essere influenzato dalle informazioni visive. Probabilmente lei non se n’è accorta, ma i guanti li avevo”. In ogni caso, aggiunge, “era sul lettino, tranquillissima. Se avesse comunicato un disagio mi sarei fermato immediatamente”. Il dottore attribuisce a un equivoco anche la questione del cellulare: un numero che utilizzava per tenersi in contatto con i pazienti in casi urgenti, non un’utenza privata. “Non chiedo il consenso per ogni gesto” precisa, tuttavia esclude di aver proceduto all’esame senza prima informare di ciò che avrebbe dovuto fare. C’è un’intercettazione, in una conversazione dell’uomo con la moglie, che il pm legge in aula: “Se ti viene una bella ragazza, una bella donna, una cosa è se si mette le mutande della nonna e una cosa è se si mette un perizoma, capisci?”. Frasi che l’accusato attribuisce all’ansia accumulata dopo la denuncia: “Ero veramente scioccato da cosa stava succedendo, faccio il neurochirurgo da venticinque anni”. Nessun precedente, ma qualche accusa di eccessiva “confidenza” arriva anche da un’altra paziente: “Quando ho saputo di quell’episodio mi sono gelata, forse avrei dovuto denunciarlo io”. Un’infermiera, ricordando i tempi in cui il professionista lavorava in ospedale, aveva parlato in interrogatorio di “un atteggiamento viscido nei confronti miei e delle mie colleghe”: “Faceva battute a doppio senso” ha chiarito sul banco dei testimoni, spiegando di averlo “sempre messo a tacere perché non gradisco questo tipo di battute”. In un’occasione, ricorda, “mi aveva fatto un gesto da lontano tirando fuori la lingua e io gli avevo detto che era un porco”.