Si contestano molteplici episodi di imbrattamento a sfondo no vax a una donna di 54 anni, B.B., residente a Cerialdo e al momento in carcere per altri reati. La donna è stata protagonista in aula di una serie di intemperanze che le sono costate un temporaneo allontanamento da parte del giudice. Ad accusarla sono le risultanze acquisite dalla Digos in fase di indagine. Era l’estate del 2022, il periodo “caldo” dei vandalismi con scritte a vernice rossa a firma del movimento “Guerrieri ViVi”, una struttura gerarchica di negazionisti del Covid coordinata attraverso il sistema di messaggistica Telegram. I cinque presunti capi dell’organizzazione sono ora a processo a Torino, la Procura gli contesta anche l’associazione per delinquere. “C’era una ricerca continua di adepti che passassero ad azioni contestative non violente, si trattava di imbrattare edifici di proprietà dello Stato” ricorda un ispettore. Alla pregiudicata 54enne sono contestati tra l’altro l’imbrattamento del centro per l’impiego di via Bongiovanni e della vicina scuola elementare “Einaudi”, nonché una serie di scritte tracciate nei pressi della cappella San Giacomo, alle Basse di Stura e intorno all’ospedale Carle, oltre che nelle immediate vicinanze della sua abitazione in via Alessi. Un poliziotto ricorda di aver notato una quantità impressionante di adesivi dei ViVi - la doppia V cerchiata tratta da V per Vendetta - sia sul portone di casa che nei paraggi. Anche un’auto parcheggiata del Consorzio Socio Assistenziale e una volante erano state “marchiate”. Alla presunta autrice delle scritte gli inquirenti erano arrivati analizzando le immagini delle telecamere del viadotto Soleri e altri video. Uno di questi documentava in diretta un’azione “militante”: “Nella chat - ricorda un operante - dice di essere in compagnia di ‘un piccolo guerriero’, abbiamo dedotto fosse uno dei figli: lei si faceva riprendere mentre effettuava un imbrattamento”. L’audio restituisce anche le frasi di insofferenza del ragazzo che fa presente a più riprese di voler tornare a casa. Sulle chat dei ViVi si menzionavano una serie di prove che l’aspirante attivista avrebbe dovuto affrontare prima di diventare un “guerriero”: “Venivano anche assegnati premi in denaro dopo un tot di imbrattamenti”. Una volta sottoposta a perquisizione, l’indagata si era mostrata collaborativa con la Digos: “Aveva consegnato una busta con all’interno una parrucca bionda, una cuffia da piscina e una maschera di V per Vendetta. Diceva che lo faceva ‘anche per il nostro bene’”. L’avvocato Andrea Giovetti, difensore dell’imputata, rileva per contro come non siano emerse evidenze fotografiche univoche circa l’autore delle scritte e come, dalle deposizioni degli operanti, la responsabilità della signora “non sia stata in alcun modo provata”. Poche settimane fa un altro attivista no vax, un imprenditore buschese di 62 anni, è stato riconosciuto come artefice delle scritte ingiuriose comparse nello stesso periodo sull’hub vaccinale del Movicentro: anche in quel caso si rivendicava l’affiliazione ai ViVi. Il processo in corso è stato rinviato al 15 settembre.