VINADIO - Presunti illeciti nella costruzione dei garage per le Terme di Vinadio, l’ex sindaco a processo

Insieme ad Angelo Giverso due coimputati sono accusati di omissione di atti d’ufficio, smaltimento illecito di rifiuti e violazione dei vincoli paesaggistici

Andrea Cascioli 28/07/2026 15:01

Uno scavo per la costruzione di venti garage pubblici, ai Bagni di Vinadio, è al centro della vicenda giudiziaria che vede a processo l’ex sindaco e attuale vicesindaco Angelo Giverso, l’ex responsabile tecnico dell’Unione Montana Valle Stura Anna Bertola e l’imprenditore edile Nicola Degioanni. A vario titolo sono accusati di omissione di atti d’ufficio, smaltimento illecito di rifiuti e violazione dei vincoli paesaggistici. La vicenda trae origine da un progetto collegato al più ampio disegno di rilancio delle storiche terme, tuttora in sospeso. Da un sopralluogo dei carabinieri di Demonte era scaturita la segnalazione al nucleo investigativo dei forestali, per un sospetto smaltimento illecito. In particolare si contestava di aver riutilizzato 2.800 metri cubi di terre da scavo, rimossi durante la realizzazione delle autorimesse, per costruire una pista che costeggiava il rio Ischiator e colmare il dislivello con il corso d’acqua. A febbraio 2021 l’allora sindaco Giverso aveva autorizzato la ditta di Degioanni a eseguire i lavori con un ordine di servizio. “C’erano vincoli paesaggistici inerenti il bosco e la realizzazione di opere a meno di 150 metri dai due corsi d’acqua presenti” ha fatto presente il capitano Claudia Matera, all’epoca comandante del Nipaaf dei Forestali. Oltre a questo, era stato riscontrato il superamento dei livelli consentiti di zinco e arsenico: “Ciò avrebbe fatto sì che quelle terre non potessero essere utilizzate e dovessero essere considerate rifiuti: quindi teoricamente andavano smaltite”. Su entrambe le contestazioni sono intervenuti, nell’ultima udienza del processo, i diversi consulenti che le difese degli imputati hanno chiamato a verificare la sussistenza dei vincoli: “L’intervento ricade su un’area non soggetta a vincolo paesaggistico” sostiene l’architetto Giacomo Doglio, menzionando l’inquadramento urbanistico della zona. Nemmeno il vincolo idrogeologico sarebbe stato sussistente, secondo l’ingegner Paolo Cavaglià. Sulla presenza di sostanze nocive si è espresso l’architetto Cesare Pani: dall’esame della documentazione, dice, “è risultato che i materiali oggetti di scavo sono conformi, mentre zinco e arsenico sono non conformi solo rispetto ai vincoli sulle zone residenziali”. Il procuratore Onelio Dodero ha rinunciato, d’accordo con le parti, all’esame degli imputati Giverso e Degioanni. Alle domande del pm e degli avvocati aveva invece risposto Anna Bertola, ora dirigente del settore Patrimonio del Comune di Cuneo. Nell’ambito dei lavori per le Terme di Vinadio era stata responsabile unico del procedimento: “Feci presente che i valori di arsenico erano ben noti, sia per la relazione depositata che per tutto quello che era a mia conoscenza. Nel 2011 mi era già stato detto che una sorgente era stata dismessa dalle Fonti Sant’Anna perché presentava valori superiori alla norma”. In merito alla realizzazione della pista, spiega la funzionaria, “il sindaco valutò che era opportuno intervenire per mettere in sicurezza l’argine, realizzando una pista d’accesso per le draghe. In caso di grande evento alluvionale, come la tempesta Alex dell’autunno precedente, questo terreno avrebbe permesso di contenere un’eventuale esondazione, come se ne erano già verificate anche in maniera abbastanza catastrofica”. Il 3 dicembre la discussione del processo.