CUNEO - Qatargate, Panzeri chiama in causa Benifei: “Eletto coi voti marocchini”. Lui: “Non ne ho bisogno”

L’europarlamentare del Pd, eletto nella circoscrizione Nord Ovest, smentisce le accuse dell’ex collega: “Era lui a insistere perché incontrassi l’ambasciatore”

a.c. 27/02/2023 13:10

L’ex eurodeputato Pier Antonio Panzeri fa nomi e cognomi, davanti ai magistrati belgi, di persone accusate di essere implicate nello scandalo Qatargate. Oltre a Susanna Camusso, l’ex segretaria della Cgil che secondo Panzeri avrebbe accettato di incontrare i qatarioti nell’ambito della campagna per l’elezione a leader del sindacato mondiale Ituc, spunta ora nei verbali l’europarlamentare Brando Benifei.
 
Il politico spezzino, trentasettenne, all’Europarlamento dal 2014 nella circoscrizione Nord Ovest e dal 2019 capodelegazione del Partito Democratico a Strasburgo, è accusato di aver accettato aiuti dal governo marocchino per l’elezione nel 2019. Altrettanto avrebbero fatto, sostiene l’ex eurodeputato e sindacalista ora al centro dello scandalo di corruzione e influenze, altri due colleghi del Pd, la veneta Alessandra Moretti e il campano Andrea Cozzolino (quest’ultimo già raggiunto da un mandato di arresto nell’ambito della stessa inchiesta).
 
I voti della comunità marocchina sarebbero stati “decisivi”, a detta di Panzeri, nel garantire a tutti e tre una rielezione con stretto margine. I sospetti si appuntano su un incontro, tenutosi a Roma, con l’ambasciatore del Marocco in Polonia Abderrahim Atmoun e un altro funzionario qualificatosi come “responsabile dei cittadini marocchini nel mondo”. Nel 2019 Panzeri non si era più ricandidato, ma per conto della ong “Fight Impunity” continuava a promuovere azioni di lobbing a favore del Qatar e del Marocco. In questa veste avrebbe ricevuto da Atmoun la richiesta di indicare qualcuno che “poteva aiutarlo in Italia”: "Gli ho dato i nomi di Benifei, Moretti e Cozzolino. Questi parlamentari erano rappresentati dai rispettivi assistenti durante un importante incontro che si è tenuto a Roma con Atmoun e il responsabile dei cittadini marocchini nel mondo di cui non ricordo più il nome”, avrebbe messo a verbale Panzeri, secondo quanto riferisce La Repubblica. Panzeri non ha però specificato cosa sarebbe stato detto durante questo colloquio, né ha menzionato passaggi di denaro o donazioni.
 
All’indomani delle rivelazioni dei media, Benifei ha smentito ogni coinvolgimento in un’intervista a La Stampa: “Posso tranquillamente affermare che non ho mai inviato il mio assistente a Roma per partecipare a quella riunione. Era stato Panzeri a insistere affinché ciò avvenisse, ma a me la cosa pareva del tutto inutile. Non mi interessava affatto e ora comprendo il perché di tutta la sua insistenza”. Il politico ha poi precisato: “Antonio Panzeri è un criminale reo confesso ed è stato lui stesso a spiegare ai magistrati che voleva creare una relazione, un link, tra i pagatori marocchini e chi aveva un ruolo in Europa. Era lui che aveva un interesse ad accreditarsi presso il Marocco. Ma questo non significa che sia vero anche il resto della sua versione. Perché sfido chiunque a dimostrare che il mio assistente partecipò a quell’incontro di Roma o che io abbia mai incontrato questi rappresentanti delle comunità. Lo scarto tra me e Mercedes Bresso, prima dei non eletti dopo di me, è stato di 7 mila voti. Non mi pare di aver avuto bisogno dei voti di questa comunità, con cui non ho alcun contatto, per passare”.
 
In provincia Granda Benifei ha ottenuto alle ultime europee 814 voti, sesto per numero di preferenze tra i candidati del Pd. A Cuneo ha presenziato più volte a eventi del Partito Democratico e a manifestazioni pubbliche, come la prima edizione del Cuneo Pride dello scorso giugno.

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