CUNEO - Ricerche illecite sul conto di un concessionario, condannato un ex appuntato

Il carabiniere era entrato nella banca dati dell’Arma su richiesta di un collega in pensione: “Chiedeva informazioni per il cugino che voleva acquistare un’auto”

Andrea Cascioli 10/02/2026 17:24

Una ricerca sulla banca dati dei carabinieri ha messo nei guai un ex appuntato del Nucleo Informativo, A.C., condannato alla pena di sette mesi per accesso abusivo a sistema informatico. Il militare, ora in congedo, era stato indagato dopo la perquisizione effettuata nel luglio 2022 a carico di un collega di Torino, Luigi Pappalardo, all’epoca già pensionato. Era emersa in particolare una conversazione risalente al capodanno precedente. Pappalardo faceva gli auguri di buon anno all’amico e gli chiedeva di controllare il nominativo di un cuneese, titolare di una concessionaria d’auto. Il 2 gennaio, in effetti, l’appuntato aveva effettuato quattro accessi in rapida successione sullo Sdi, la banca dati interforze in uso ai carabinieri e alle altre forze dell’ordine. L’oggetto era la verifica dei dati anagrafici del concessionario, della sua patente di guida dell’uomo, della ragione sociale dell’azienda e della targa di un’automobile: “Abbiamo ritenuto che questo accesso non fosse collegato a ragioni di servizio, perché la richiesta proveniva da un collega in pensione il giorno di capodanno” ha spiegato in aula il brigadiere Salvatore Sechi. Dai successivi riscontri sarebbe emerso che all’origine della richiesta c’era la volontà di Pappalardo di acquisire informazioni per conto del cugino, interessato ad acquistare un’autovettura presso quel concessionario. Per questa vicenda l’ex carabiniere torinese è già stato giudicato e condannato in abbreviato, alla pena di un anno. “Anche volendo ignorare l’incipit di questa vicenda, cioè la richiesta di Pappalardo, resta il fatto che gli accessi abusivi sono documentati” ha osservato il sostituto procuratore Alberto Braghin, chiedendo per il coindagato la condanna a undici mesi di reclusione. A carico del soggetto controllato non c’era nulla, sottolinea il pm, precisando che “sono state fatte verifiche relative anche agli anni precedenti”. Per l’avvocato Eleonora Danieletto, difensore dell’imputato, rilevava comunque il fatto che l’appuntato non avesse risposto alla “richiesta informale” dell’ex collega. Avrebbe invece consultato la banca dati perché il suo nome gli aveva richiamato alla memoria un omonimo. I giudici hanno comunque concesso al condannato il beneficio della sospensione della pena e della non menzione.