CUNEO - Sequestrò un magistrato dopo un omicidio negli anni Ottanta, ora è a processo per droga

Ivo Francia è accusato di aver messo in piedi un giro di spaccio. In aula, come testimone, compare anche la donna colpita dal taser in corso Giolitti

in foto: Ivo Francia all'epoca dell'arresto nel 1984

Andrea Cascioli 01/07/2026 19:20

Risale a una maxi inchiesta portata avanti fra il 2017 e il 2020 il processo per spaccio che vede alla sbarra, insieme ad altri tre soggetti, due albanesi e un italiano, una “vecchia conoscenza” della giustizia cuneese. Si tratta di Ivo Francia, borgarino, oggi 64enne, autore negli anni Ottanta di un omicidio seguito da un clamoroso sequestro. Nel 1984 uccise un diciottenne di Dronero, Gianluca Faraudo, per gelosia. Braccato dalla polizia si barricò in casa della fidanzata minorenne, in un alloggio di via fratelli Ramorino a Cuneo, prendendo in ostaggio la madre e la sorella di quest’ultima. Il sequestro, protrattosi per un drammatico pomeriggio, si risolse dopo l’intervento del sostituto procuratore Giorgio Giraudo che si offrì a sua volta come ostaggio e poi convinse l’omicida ad arrendersi. Lo condannarono a venticinque anni di carcere, scontati i quali è tornato a far parlare di sé ancora nel 2019, per una condanna a sette anni e nove mesi per porto abusivo e ricettazione d’arma. Due avventori di un bar lo avevano disarmato mentre stava fermo davanti ai tavolini del dehors, impugnando una Beretta con il colpo in canna. Un’arma, per la precisione un carabina Browning calibro 300, è al centro anche dell’attuale processo per cui è imputato. Tutto parte dall’estesa indagine su un traffico di droga nelle piazze di Cuneo e Borgo San Dalmazzo, coordinata dal sostituto procuratore Carla Longo, che aveva portato a smantellare due reti di spaccio: una era quella costituita da Cosimo Ristallo, ex collaboratore di giustizia, che insieme ai familiari rivendeva marijuana e cocaina a Borgo. L’altra, anch’essa operativa a Borgo, faceva capo alla famiglia albanese Fetai. I due gruppi agivano in maniera autonoma, ma alcuni acquirenti si rivolgevano sia agli uni che agli altri. I capi d’imputazione erano 83 fra cessioni di stupefacenti, favoreggiamento e un episodio di estorsione. Gran parte dei trenta indagati originari, tra cui i Ristallo e Altin Fetai, hanno optato per i riti alternativi. A dibattimento sono arrivati Francia e tre coimputati, la cui posizione è ritenuta più defilata dagli inquirenti. Sotto casa di Francia, nel corso delle indagini, era stata ritrovata una Fiat 500 presa a noleggio, con un vetro rotto. A bordo si riteneva dovesse esserci un certo quantitativo di droga, c’era invece il fucile rubato sette anni prima in casa di un savonese. Il giovane che aveva preso a noleggio l’auto è stato sentito nell’ultima udienza. Ha confermato di aver affittato la vettura per conto di Francia, nel gennaio del 2018, e di essersi recato insieme a lui a Genova in un’occasione: ad accompagnarlo in agenzia era stato “Cosimo il napoletano”, ovvero Ristallo. Del fucile, di cui pure aveva parlato in interrogatorio, il teste ha detto di non ricordare nulla. Sul banco dei testimoni è salita anche Aida Stan, la pregiudicata di cui le cronache si sono occupate, un mese fa, a seguito di un intervento dei carabinieri col taser in corso Giolitti. La donna ha parlato dei suoi rapporti con Francia, negando però di aver mai acquistato cocaina da lui. Una nuova udienza istruttoria è attesa il 10 settembre.