CUNEO - Troppo chiasso agli Ex Lavatoi: il gestore dovrà risarcire i residenti

Un’altra condanna dopo quella inflitta a febbraio al Lucertolo’s: i fatti risalgono al 2017. L’avvocato Massa: “Il Comune di Cuneo non tutela, servono i magistrati”

Andrea Cascioli 21/07/2021 20:24

 
Un altro processo, un’altra condanna. I locali della movida nel centro storico di Cuneo sono avvisati: sui rumori molesti la giustizia penale non transige.
 
Era successo lo scorso febbraio con il Lucertolo’s di vicolo Quattro Martiri, è accaduto di nuovo stamani con gli ex Lavatoi di via della Pieve. Identici l’imputazione contestata e il giudice, Mauro Mazzi. Anche per il lounge bar dei bastioni di Gesso si trattava di una denuncia presentata nell’anno 2017 ma risalente non all’estate (periodo critico di dehor e finestre spalancate) bensì ai giorni della Fiera del Marrone. A presentare la querela per disturbo della quiete pubblica un gruppo di trentasei residenti del lungogesso Giovanni XXIII e delle adiacenti via Cacciatori delle Alpi e via Chiusa Pesio. Nove di loro sono arrivati a processo come parti civili, assistiti dall’avvocato Claudio Massa: “È successo in via Dronero e in vicolo Quattro Martiri, si auspica che anche per il lungogesso la condanna possa avere un effetto deterrente” aveva dichiarato nella sua arringa il paladino del diritto al riposo, da quindici anni impegnato in cause analoghe che hanno coinvolto anche la Birrovia, l’Osteria dei Colori, l’ex Nuvolari e il chiosco di viale Angeli all’epoca della gestione Avenida.
 
Le parti offese erano sfilate davanti al giudice lamentando risse, schiamazzi fino a tarda notte e musica a un volume tale da rendere impossibile il riposo notturno. Non tutti però erano certi nell’attribuire agli Ex Lavatoi e alla sua clientela quel frastuono: alcuni testi infatti avevano menzionato la Birrovia e il Nuvolari, ancora in attività a quell’epoca ma chiuso nei giorni incriminati. Il gestore, Edoardo Mangano, ha risposto alle accuse ricordando di non aver mai ricevuto né contestazioni specifiche dalle autorità né lamentele: “Nessun vicino è mai venuto da me a presentare rimostranze. Eppure sarei stato disponibilissimo a trovare una soluzione insieme”.
 
Il pubblico ministero Raffaele Delpui ha addebitato due diverse violazioni al titolare del locale: “La più eclatante riguarda la musica. Ci è stato detto che le casse erano all’interno, in realtà lasciando porte e finestre aperte la musica si propaga non solo al dehor ma anche all’ambiente soprastante. Qui non parliamo di un solo vicino che si lamenta ma di un riscontro corposo da numerose parti civili: questo significa che vi era oggettivo disagio”. Altra contestazione, quella relativa agli schiamazzi degli avventori all’esterno: “Non vi sono elementi per concludere che l’addetto alla sicurezza avesse il compito di dissuadere i clienti da questi comportamenti - ha sostenuto il procuratore - e la presenza di un semplice cartello non è in sé idonea a evitare tali schiamazzi”. A carico dell’imputato la pubblica accusa aveva domandato solo una multa di 300 euro.
 
A cavallo tra diritto e polemica politica la discussione dell’avvocato Massa, che non ha fatto sconti all’amministrazione comunale. A essere chiamato in causa in particolare il consigliere Carmelo Noto, per un’intervista concessa all’epoca alla nostra testata nella quale il capogruppo del Pd sollecitava il Comune a difendere i locali dalle querele: “L’articolo di Cuneodice è significativo perché dimostra che in quel periodo si parlava già di querele, cosa che avrebbe dovuto far adottare particolari accortezze agli esercenti visto che il ‘dente cariato’ dei cittadini disturbati dal rumore iniziava a dolere”. “È un fatto notorio - ha aggiunto Massa - che le amministrazioni comunali sono particolarmente ‘comprensive’ nei confronti degli esercenti: Cuneo deve essere bella e accogliente, diceva Noto nell’articolo citato, e siamo tutti d’accordo, ma deve esserlo in primo luogo per coloro che ci abitano. Come so per esperienza personale in situazioni simili l’intervento della magistratura è l’unico idoneo, a fronte di un’assenza più o meno interessata del Comune”.
 
Le argomentazioni della difesa, portate avanti dall’avvocato Guido Terrosi, si sono incentrate sulla “fumosità” di alcune testimonianze: “Un teste menziona il suono di tamburi, altri ricordano un intervento del 112 che avrebbe fatto cessare la musica verso le due ma di cui nessuno ha fornito prova. Abbiamo testi che parlano di risse, altri di schiamazzi dalle ore 5 quando il locale era ormai chiuso e perfino di gare di velocità tra le vetture”. Non c’è però nessuna certezza, ha sostenuto il difensore, sul fatto che le persone che si trovavano a passare sulla vicina scalinata fossero clienti appena usciti dai Lavatoi: “Nessun accertamento tecnico è stato condotto. Ci sono solo le dichiarazioni di persone che abitano in una zona sottoposta a stress sonoro per il frequente passaggio di persone e macchine”.
 
Oltre all’ammenda proposta dal pubblico ministero, il giudice ha condannato Mangano a coprire le spese legali delle parti civili (quantificate in 7.500 euro) e a liquidare i danni in un separato giudizio civile.

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