CHIUSA DI PESIO - Un flobert non denunciato costa la condanna a un collezionista di armi

Il pubblico ministero, pur ritenendo provata l’omissione, aveva chiesto di escludere la punibilità del chiusano. Ma il giudice è stato di diverso avviso

Immagine di repertorio

Andrea Cascioli 13/02/2024 17:27

Non è bastato precisare che il fucile non denunciato era un’arma “da sparo” e non “da fuoco”, ovvero una semplice arma ad aria compressa. Per A.B., collezionista di armi di Chiusa Pesio, la condanna penale è arrivata comunque: otto mesi di reclusione e duemila euro di multa.
 
Il giudice Elisabetta Meinardi ha escluso la non punibilità per “particolare tenuità del fatto”, come aveva richiesto il rappresentante dell’accusa. I guai erano cominciati nell’estate del 2022, quando nel corso di un normale controllo gli agenti della Questura avevano rinvenuto il fucile ad aria compressa, nello stesso armadietto blindato in cui il collezionista custodiva tutte le altre armi regolarmente denunciate.
 
“Un esperto di armi, com’è l’odierno imputato, non può non sapere che la mancata indicazione sul limite di 7,5 joule dovrebbe far accendere una lampadina” lo ha rimproverato il pubblico ministero Alessandro Borgotallo. Quello di 7,5 joule è infatti il limite della potenza di sparo consentita per le armi a vendita libera, al di sotto del quale non serve una licenza di qualche tipo. “L’imputato - ha proseguito il pm - confidava nel fatto che non ci sarebbero stati controlli, anche perché era meno offensiva rispetto alle altre armi che detiene regolarmente. Per il resto non c’è motivo di ritenere che fosse uno spregiudicato”. Questa la ragione per cui la Procura riteneva comunque di poter “graziare” l’accusato.
 
La difesa, rappresentata dall’avvocato Adriano Colombo, riteneva invece che il chiusano fosse in totale buona fede: “Quel giorno aveva ricevuto una telefonata nella quale gli era stato preannunciato il controllo ed era arrivato a casa con congruo anticipo rispetto agli agenti. Se avesse avuto il minimo sentore sull’irregolarità dell’arma, avrebbe potuto disfarsene anziché tenerla nello stesso armadietto”. Il legale aveva quindi chiesto di riqualificare il fatto in omessa denuncia, risolvibile con una multa. A suo giudizio, l’armeria avrebbe dovuto dare maggiori indicazioni: “L’acquirente non è neppure stato messo a conoscenza della potenza del fucile con un libretto di istruzioni. L’assenza di indicazioni ha determinato l’errore”.

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