FOSSANO - Caso pandoro, per Chiara Ferragni cade l’accusa di truffa: manca la denuncia

“Ringrazio i miei avvocati e i followers” le prime parole dell’influencer dopo il verdetto. Il giudice non ha riconosciuto l’aggravante

Redazione 14/01/2026 15:20

Cade l’imputazione di truffa per Chiara Ferragni, a causa del mancato riconoscimento dell’aggravante che rendeva il reato procedibile anche in assenza di querela. Il giudice di Milano Ilio Mannucci Pacini ha disposto così il proscioglimento dell’influencer cremonese, implicata nel caso della finta beneficienza associata alle vendite del pandoro Pink Christmas con Balocco. “Siamo tutti commossi, ringrazio tutti, i miei avvocati e i miei follower” sono state le prime parole pronunciate dall’accusata, comparsa oggi in aula. Un anno fa il Codacons aveva ritirato la querela in seguito a un accordo risarcitorio con Ferragni: il proscioglimento riguarda anche i coimputati, ovvero l’allora braccio destro dell’imprenditrice Fabio Damato e il presidente di Cerealitalia, Francesco Cannillo. Alessandra Balocco, ad del gruppo fossanese e a sua volta imputata, è morta nell’agosto scorso. Stando alle indagini del Nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza, tra il 2021 e il 2022 Ferragni avrebbe ingannato followers e consumatori ottenendo presunti ingiusti profitti - in relazione alle vendite del Pink Christmas e delle uova di Pasqua con la onlus I bambini delle fate, il cui prezzo non comprendeva la beneficenza pubblicizzata - per circa 2,2 milioni. L’aggiunto Eugenio Fusco e il pm Cristian Barilli avevano chiesto per l’influencer e per Damato una condanna ad un anno e 8 mesi senza attenuanti. Lei con il suo ex collaboratore, per l’accusa, avrebbero avuto un ruolo preminente nelle campagne commerciali con cui sarebbe stata realizzata la presunta truffa, perché - sostiene la Procura - i suoi 30 milioni di followers si fidavano di lei e alle sue società spettava l’ultima parola nell’ambito degli accordi con la Balocco e con Cerealitalia. Per il terzo imputato, Cannillo, l’accusa aveva chiesto un anno. Ferragni ha sempre ribadito di essere innocente. Si è trattato al massimo di un caso di pubblicità ingannevole, ha sottolineato la difesa, dovuto ad “errori di comunicazione” e per il quale l’accusata ha già chiuso il fronte amministrativo versando risarcimenti e donazioni per circa 3,4 milioni di euro. E soprattutto da parte di Ferragni, hanno evidenziato i legali Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana, “non c’è stato alcun dolo”, ossia alcuna volontà di raggirare i consumatori.