SANT'ALBANO STURA - Davide contro Golia: la Apple trascina in giudizio un’azienda di Sant’Albano

Nel mirino la Fonex, denunciata dalla multinazionale della “mela” per una presunta contraffazione: “La merce è legale” ribatte la difesa

Andrea Cascioli 12/06/2026 19:15

Prodotti contraffatti messi in commercio contro la volontà dell’azienda che detiene il marchio, o acquisti su un mercato parallelo e del tutto lecito? È l’interrogativo che il giudice dovrà dirimere nel processo che vede sotto accusa i vertici della Fonex di Sant’Albano Stura, denunciati dal gigante Apple. Davide contro Golia, insomma. Da una parte una delle multinazionali più conosciute in ambito tecnologico, dall’altra una realtà locale attiva da un trentennio nell’elettronica di consumo. A trascinare davanti al giudice il titolare G.B.S. e l’amministratrice A.M. è stata la denuncia presentata nel 2020, dopo l’accertamento promosso da un’organizzazione che si occupa della tutela dei marchi industriali. I prodotti sequestrati dalla Guardia di Finanza di Mondovì, circa 5.600 pezzi tra caricabatterie, cavetti e cover per cellulari, provenivano da aziende inglesi, austriache, tedesche e in un caso dall’Asia. Non corrispondevano però ai numeri seriali riportati sul prodotto e sull’imballaggio: di qui la denuncia e il successivo rinvio a giudizio, nel processo in cui oggi la stessa Apple è costituita come parte civile. All’esito dell’istruttoria il pubblico ministero Anna Maria Clemente ha chiesto per il titolare della Fonex una condanna a un anno e due mesi con 7mila euro di multa, per la coimputata otto mesi e tremila euro. “Nel momento in cui Apple stabilisce specifiche regole per la vendita e nel momento in cui si è a conoscenza di un mercato parallelo - ha argomentato il pm - è chiaro che si vogliano eludere i canali tradizionali accettando il rischio di porre in essere una condotta non conforme”. La sussistenza del dolo sarebbe dimostrata anche dal fatto che “i prodotti sul mercato parallelo costavano di meno” e che perciò si fosse realizzato un consistente risparmio. Per il legale della Apple, l’avvocato Riccardo Castiglioni, “si tratta di prodotti di qualità circolanti su un mercato che non è ‘parallelo’ ma contraffatto. Non è dato sapere da dove venissero, ma se anche fossero usciti dalla produzione legittima di Apple mancavano di autorizzazione”. Il prezzo, aggiunge il patrono di parte civile, “avrebbe dovuto allertare l’acquirente sulla base della sua esperienza”. “Non è Apple a poter definire come falso tutto ciò di cui non autorizza la produzione con i codici a barre” obietta l’avvocato Cristiano Burdese per la difesa dei due imputati: “È evidente - aggiunge - che l’unico elemento identificativo è un codice che non viene messo nella disponibilità degli acquirenti professionali”. La differenza di prezzo a parere del difensore non era sintomatica, a fronte delle scontistiche previste per i rivenditori ufficiali: “Questa merce è sul libero mercato perché così prevede la legislazione internazionale. Il ricarico su queste vendite è di pochi euro a pezzo, sono merci tutte fatturate e pagate in modo tracciato”. L’udienza finale è attesa per il 14 luglio.