MARENE - “Era sdraiato quando fu investito”: ci sarà un processo per la morte di Francesco Mina?

Il 17enne di Marene morì lungo la provinciale 165. Il medico legale della Procura sostiene che fosse già a terra al momento dell’impatto con una jeep

Andrea Cascioli 12/05/2026 16:40

Non è scontato il rinvio a giudizio per il guidatore della jeep che nella notte del 4 ottobre scorso investì il 17enne Francesco Mina, transitando lungo la provinciale 165 a San Lorenzo di Fossano. La decisione è nelle mani del procuratore aggiunto Ciro Santoriello e del gup che attende di conoscere le scelte della Procura. Il consulente nominato dal pm ha riportato nei giorni scorsi le sue conclusioni sull’accaduto. Significative, in particolare, quelle relative alla posizione in cui si sarebbe trovato il corpo al momento dell’investimento. Nella relazione si menzionerebbe anche la presenza di “più arrotamenti”, il che farebbe supporre la possibilità che un altro veicolo potesse aver colpito in precedenza il ragazzo. Un aspetto che andrà vagliato dagli inquirenti è anche quello relativo alle ammaccature sull’auto: ci sarebbero segni sulla gomma, ma non sulla parte anteriore del paraurti. Il giovane tornava a casa dopo una serata di festa trascorsa a Maddalene, dove si celebrava la ricorrenza patronale della Madonna del Rosario. Verso le quattro del mattino si era consumata la tragedia. L’automobilista aveva subito chiamato i soccorsi, ma per Francesco purtroppo non c’era già più nulla da fare: le operazioni di identificazione erano state ritardate, in un primo tempo, dall’assenza di documenti identificativi. Figlio di una famiglia di allevatori, residenti in una cascina in località Ramè, il 17enne era il più giovane di quattro fratelli. Amava il calcio e giocava nella squadra juniores del Marene. Il guidatore della jeep è difeso dall’avvocato Ferruccio Calamari e nei prossimi giorni la Procura dovrà decidere se chiedere il rinvio a giudizio nei suoi confronti oppure l’archiviazione. La famiglia paterna è rappresentata dagli avvocati Silvia Calzolaro e Marco Calosso, mentre l’avvocato Maurizio Loprevite assiste la madre di Francesco e uno dei fratelli della vittima e l’avvocato Maria Chiara Paradisi uno zio materno.