FOSSANO - Fatture false e omessi versamenti Iva: la frode nel commercio di bovini scoperta dalla Finanza cuneese

Le indagini coordinate dalle Fiamme Gialle di Fossano. Perquisizioni in diverse regioni, undici persone segnalate all'autorità giudiziaria

Redazione 20/03/2026 10:46

I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Cuneo, al termine di un’indagine coordinata dalla locale Procura della Repubblica, hanno eseguito un’ordinanza di misura cautelare reale emessa dal Gip del Tribunale di Cuneo, il quale ha disposto il sequestro preventivo di beni mobili e immobili nella disponibilità di diversi soggetti, a vario titolo indagati per reati fiscali, dall’emissione di fatture false all'omessa dichiarazione, passando per omesso versamento delle imposte e per quelli in materia di riciclaggio, autoriciclaggio e reati fallimentari.  L’indagine, denominata “Golden Beef” e condotta dai finanzieri della Tenenza di Fossano, ha permesso di individuare un’organizzazione operante nel commercio di bovini, per il tramite di società cosiddette “cartiere”, inserite in un sistema di "Missing Trader Fraud”. Sulla base degli elementi indiziari raccolti, l’Autorità Giudiziaria ha delegato l’esecuzione di numerose perquisizioni in diverse regioni italiane (Lazio, Piemonte, Calabria, Toscana, Lombardia, Sicilia) all’esito delle quali è stato sottoposto a sequestro materiale informatico e copiosa documentazione contabile ed extracontabile riconducibile a quattro società che, almeno dal 2018, avrebbero operato secondo il tipico schema della “frode carosello” IVA.  Le indagini delle Fiamme Gialle cuneesi hanno portato alla segnalazione all’autorità giudiziaria di undici persone, di cui alcuni appartenenti a una storica famiglia piemontese attiva nell’allevamento e nel commercio di bovini. L’attività oggetto dell’indagine si è concentrata all’interno di un complesso agricolo di Centallo utilizzato come base logistica. Gli accertamenti hanno evidenziato che, nel periodo 2018–2024, sono state emesse fatture per operazioni inesistenti per oltre venti milioni di euro, cui si aggiungono i conseguenti omessi versamenti dell’IVA e di imposte dovute per un valore superiore ai sei milioni.  Il sistema prevedeva l’acquisto di bovini vivi di razze Limousine, Blonde d’Aquitaine, Charolaise e Meticce da operatori commerciali di Francia e Spagna sfruttando il regime di non imponibilità IVA. Il tracciamento delle predette operazioni, effettuato con l’ausilio di strumenti informatici in uso alle autorità veterinarie della Comunità Europea e con la consultazione della Banca Dati Nazionale dell’Anagrafe Zootecnica (BDN), ha permesso di ricostruire analiticamente i trasferimenti dei singoli bovini oggetto di compravendita. Una volta introdotti sul territorio italiano, per il tramite di società cartiere interposte fittiziamente, gli animali venivano rivenduti applicando l’imposta sul valore aggiunto ai clienti finali nazionali, ad un valore inferiore rispetto a quello di acquisto intracomunitario, ovvero applicando esigui margini di ricarico. Tale meccanismo ha consentito ai destinatari finali della merce - allevamenti e macelli - di ottenere un duplice vantaggio illecito: da un lato, l’acquisto degli animali a prezzi notevolmente inferiori rispetto al valore normale di mercato, dall’altro la possibilità di maturare indebiti crediti IVA.  Si legge nella nota diffusa dal comando provinciale delle Fiamme Gialle: “L’operazione testimonia il costante impegno della Guardia di Finanza nel contrasto alle frodi fiscali più insidiose e ai fenomeni di evasione che, oltre a sottrarre ingenti risorse all’erario, alterano le condizioni di mercato, in particolare nel settore zootecnico, danneggiano gli operatori economici che agiscono nel rispetto delle regole”.