FOSSANO - Il caso della presunta “nonna stalker” finisce senza colpevoli: l’83enne non è imputabile

L’anziana fossanese era stata denunciata da una vicina: “Lanciava vasi dal terrazzo e metteva lucchetti dappertutto. Un mattino me la sono trovata in casa”

a.c. 31/05/2022 19:50

Finisce con un nulla di fatto il processo per stalking condominiale intentato contro G.B., classe 1939. L’anziana doveva rispondere per una serie di fatti avvenuti in un’abitazione di Fossano, dove aveva abitato fino a pochi mesi fa. Autrice della denuncia, la donna che nel 2014 aveva preso in affitto l’alloggio soprastante.
 
Un rapporto civilissimo, il loro, almeno agli inizi: “Era gentile, saliva per offrirci il caffè o a guardare i bambini. Col tempo però la sua presenza ha cominciato a diventare invadente”. Finché una mattina, ha raccontato la donna al giudice, aveva sentito suonare il campanello verso le sette: “Non mi sono alzata per rispondere. Dopo una mezzora ho sentito un rumore di passi dentro casa: uscendo in corridoio mi sono trovata davanti G.B., che si è giustificata dicendo ‘ho suonato e non mi hai risposto, volevo vedere se dormivate’”.
 
La persona offesa ha raccontato che il tentativo di “arginare” simili comportamenti avrebbe peggiorato ancor più la situazione: “Lanciava i vasi dal terrazzo contro i miei figli e li minacciava con il rastrello. Continuava a dire che quella non era casa nostra ma sua e che dovevamo andarcene. In più molestava le persone che venivano a cena chiedendogli i documenti”. Le difficoltà maggiori, ha aggiunto, derivavano dal fatto che la signora avrebbe più volte sprangato la porta comune dell’abitazione con assi di legno o chiavistelli: “Ne avrà messi una sessantina, ogni volta li toglievamo e trovavamo lucchetti dappertutto. I carabinieri saranno intervenuti almeno una trentina di volte”. Anche la figlia maggiore della denunciante ha riferito di essere stata oggetto di “attenzioni” davvero troppo pressanti: “Mi chiamava in continuazione e l’ho anche bloccata, ma ha cominciato a chiamare il mio fidanzato o a presentarsi presso il mio posto di lavoro. Cercava di espormi le sue ragioni nei litigi con mia madre”.
 
L’esperto che il giudice ha incaricato di valutare la condizione psichiatrica dell’imputata ha diagnosticato un disturbo paranoide di personalità, accentuato dall’età e dall’isolamento. Questo quadro, ha sostenuto il consulente, sarebbe stato documentato già dal 2015 a livello medico e solo negli ultimi tempi è migliorato. La signora ora vive altrove ed è assistita da una badante e dalla famiglia. In un diverso procedimento, scaturito da una sua denuncia, è ora la vicina a dover rispondere di lesioni nei suoi confronti.
 
Il pubblico ministero Raffaele Delpui ha chiesto per l’83enne il non luogo a procedere, per incapacità di intendere e di volere. Alla richiesta si è associata l’avvocato Gabriella Chiapella che difendeva l’anziana. Di parere contrario solo la difesa di parte civile, rappresentata dall’avvocato Emanuela Picasso: “Si tratta di meri disturbi di personalità che non incidono sulla capacità di intendere e di volere”. In ogni caso, ha aggiunto il legale, “tutti coloro che potevano prendere provvedimenti, servizi sociali e sindaco, erano informati. Hanno lasciato una famiglia allo sbaraglio, in una situazione difficile”.
 
Il giudice Sandro Cavallo, accogliendo la richiesta formulata dalla Procura all’esito dell’esame peritale, ha dichiarato la donna non imputabile per vizio totale di mente.

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