CERVERE - Il pedofilo era già indagato prima dello stupro a Mestre, ma non venne fermato

Emergono particolari inquietanti nell’inchiesta su Massimiliano Mulas partita da Cervere. Su TikTok creava falsi profili per parlare con le bambine fingendosi coetaneo

Andrea Cascioli 16/04/2026 11:21

Segnalazioni, informazioni sui precedenti, ma anche un riconoscimento fotografico. I carabinieri di Cervere erano già sulle tracce di Massimiliano Mulas, prima che il 45enne stuprasse un’undicenne nell’androne della sua abitazione a Mestre, dopo averla seguita fino a casa. Ma quel meticoloso lavoro non portò a un arresto. Lo rivela il settimanale fossanese La Fedeltà, ricostruendo le varie tappe di una vicenda inquietante che coinvolge anche la nostra provincia. Oltre che per le violenze in Veneto, per cui è stato condannato a 14 anni lo scorso marzo, Mulas è indagato anche a Cuneo per violenza sessuale e violenza privata nei confronti di due minorenni e a Torino per adescamento di minore e possesso di materiale pedopornografico. I primi campanelli di allarme si erano accesi nell’autunno 2024, quando il pregiudicato, domiciliato a Cervere, lavorava come stagionale a Fossano. Alcuni genitori segnalarono alla locale stazione dell’Arma vari tentativi di adescamento, sia di persona che attraverso contatti online. Nessun elemento che permettesse di arrivare a un’identificazione certa, ma abbastanza per avviare una serie di accertamenti basati sul confronto con precedenti specifici. Mulas prima di allora era già stato coinvolto in un’indagine per l’aggressione sessuale a una minorenne a Perugia. Era accaduto dopo la sua uscita dal carcere nel 2013, al termine di una condanna per aver rapinato e aggredito due studentesse universitarie a Padova. Una vita errabonda e un curriculum da predatore seriale: la prima violenza nel 2002 ai danni di una turista in Trentino. Prima ancora, nel 1998, uno spaventoso tentativo di estorsione nei confronti di una ragazza di Tempio Pausania, il paese in cui viveva con la famiglia. A lei era stata recapitata la testa di un cane in un fustino di detersivo, insieme a una lettera in cui si pretendeva il pagamento di 300mila lire. Mettendo insieme i vari riscontri si era arrivati all’identificazione fotografica del sospettato. La Procura di Torino, competente per i reati informatici anche sulla provincia di Cuneo, aveva disposto una perquisizione nella sua abitazione. Si era arrivati così al rinvenimento di centinaia di file pedopornografici e a ulteriori elementi riconducibili a tentativi di adescamento. Ciononostante, incredibilmente, Mulas non era stato sottoposto a misure cautelari. Questo gli avrebbe consentito di lì a poco di lasciare il Piemonte e consumare lo stupro, il 10 aprile dello scorso anno. Le due inchieste parallele per i fatti commessi nella Granda stanno ora procedendo in sede giudiziaria. A Cuneo si attende entro il 2 agosto l’esito della perizia psichiatrica sui due episodi di molestie a Savigliano nei confronti di una bambina di dieci anni e di una ragazzina di quattordici: i fatti risalgono al novembre 2024 e in entrambi i casi le vittime riuscirono a sfuggire ai tentativi di stupro. A Torino si è giunti alla conclusione delle indagini preliminari per il possesso di materiale pedopornografico e gli adescamenti online. È emerso che l’indagato utilizzava profili falsi su TikTok, presentandosi a volta nei panni di un tredicenne di nome Francesco, a volte come una ragazzina dodicenne, Sofia. Alle bambine che avvicinava con questi espedienti chiedeva di inviargli fotografie e video mentre si cambiavano d’abito: “Come fanno le modelle”.