FOSSANO - Operaio infortunato perse una falange, condannato un consulente della Colussi di Fossano

L’imputato non era un dipendente ma aveva effettuato sopralluoghi in azienda. Per la Procura avrebbe dovuto segnalare il problema meccanico all’origine dell’incidente

a.c. 10/11/2020 19:42

 
Non era un dipendente dell’azienda, ma nella sua funzione di responsabile del servizio di prevenzione e protezione (Rspp) aveva firmato il documento di valutazione dei rischi. Tanto basta, secondo la Procura di Cuneo, per affermare che anche l’ingegner A.M. abbia avuto la sua parte di responsabilità nell’infortunio occorso a un dipendente della Colussi di Fossano (ex Agnesi) nel settembre 2017.
 
L’uomo, impiegato nell’azienda alimentare da quasi trent’anni, era addetto alla sorveglianza delle linee su cui vengono trasportati i panetti semilavorati per le fette biscottate. Notando che la catena del rullo era fuori posto, aveva cercato di rimetterla nella sua sede ma il guanto che indossava si era incastrato nel macchinario stritolandogli la mano. In conseguenza di questo incidente, l’operaio aveva subito due fratture e l’amputazione della falange di un dito indice.
 
Dai successivi accertamenti dello Spresal era emerso che quel problema alla catena era già stato segnalato da tempo: le richieste di intervento al responsabile della manutenzione erano documentate nelle mail inviate dai capiturno alla direzione in tre diverse occasioni, tra il maggio e il giugno dello stesso anno. Sempre in giugno, A.M. aveva firmato un verbale relativo ai sopralluoghi effettuati nello stabilimento in quella primavera: “Se è vero che la Colussi aveva anche un responsabile della sicurezza interno, è altrettanto vero che A.M. è stato il solo a sottoscrivere quel verbale. Doveva quindi segnalare il malfunzionamento del macchinario” ha argomentato il sostituto procuratore Carla Longo.
 
La rappresentante della Procura, chiedendo una condanna di due mesi per l’imputato, ha inoltre respinto una delle obiezioni più forti della difesa, secondo cui il consulente era da ritenersi estraneo ai fatti perché non aveva potere di spesa in azienda: “Per quella che è l’esperienza comune, il responsabile della sicurezza nelle ditte non ha in genere questa delega”. La difesa ha fatto notare inoltre una specifica carenza di giurisprudenza in casi analoghi: “Le uniche due sentenze, una delle quali pronunciata dalla Corte d’Appello di Torino in merito al caso Thyssen, arrivano alla medesima conclusione e cioè che l’incaricato del servizio di prevenzione e protezione non risponde di eventuali infortuni, essendo un semplice consulente del lavoro”. Il legale di A.M. ha poi sottolineato da un lato che le segnalazioni sul cattivo funzionamento del macchinario erano tutte successive ai sopralluoghi svolti dall’ingegnere, dall’altro che l’infortunio si era verificato a seguito di un intervento dell’operaio “estraneo all’ordinaria attività di produzione”.
 
Ciononostante, il giudice Elisabetta Meinardi ha ritenuto provata la responsabilità penale dell’imputato e lo ha condannato al pagamento di una multa pari a mille euro.

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