FOSSANO - Pestava la “fidanzata” ragazzina perché geloso, condannato un 47enne

La vittima è una giovane fossanese, i due erano entrambi consumatori di cocaina. Per l’uomo, denunciato anche per le irruzioni in casa, una pena di quasi 12 anni

Andrea Cascioli 03/06/2026 14:16

Un inferno di botte, umiliazioni, perfino irruzioni in casa vissuto nell’età dei primi giri in motorino e delle cotte adolescenziali. È quello che una ragazzina di Fossano, appena quattordicenne quando iniziò una relazione con un uomo più vecchio di 25 anni, ha raccontato ai carabinieri dopo essere diventata maggiorenne. Lui, un albanese residente a Fossano, classe 1979, è stato sottoposto a divieto di dimora e poi incarcerato dopo due violazioni accertate: diceva di essere tornato solo per rivedere i suoi figli. Il processo per stalking, lesioni, violazione di domicilio e cessione di stupefacenti si è concluso con una condanna a undici anni e dieci mesi di carcere, superiore agli otto anni e dieci mesi chiesti dall’accusa. Per la durata della pena all’uomo è stata sospesa la potestà genitoriale. La denuncia, nel luglio del 2023, era arrivata dopo un’irruzione in casa della ragazza. L’uomo era entrato dopo aver forzato una finestra e aveva trascinato la giovane per i capelli, davanti agli occhi atterriti dei vicini. “Non sai a che livelli è arrivato, mi è addirittura entrato in casa con la scala e mi ha lasciata mezza morta” aveva poi raccontato la vittima a un’amica, parlando anche della decisione di denunciarlo: “Lui non lo deve sapere, sennò va fuori e potrebbe anche uccidermi”. Almeno quattro i referti medici in un arco di tempo compreso fra il 2020 e il 2023. In un’occasione, dopo essere stata schiaffeggiata e strattonata per i capelli, lei si era allontanata dal pronto soccorso contro il parere dei sanitari. Non ne poteva già più di quella relazione sbagliata, iniziata nel periodo difficile dell’adolescenza e costellata dall’uso di droga. Spesso era proprio la cocaina, dice, a innescare la rabbia di lui. Una volta aveva cercato di strangolarla, con le mani e poi avvolgendole un cavo elettrico al collo, prima di sferrarle un pugno al volto: la accusava di avergli rubato la droga. L’altra ossessione era legata ai presunti tradimenti: un chiodo fisso che aveva portato il compagno a pretendere di ispezionare il cellulare di lei e a pubblicare messaggi sui social dal suo profilo, per conversare con amici e conoscenti della ragazza. Un’amica ricorda in particolare un episodio in cui l’uomo aveva afferrato la “fidanzatina” per la camicetta in piazza, scagliandola a terra: “Lei era molto esile, era caduta a terra e lui l’aveva lasciata là”. Il motivo? La camicetta, un regalo dell’altra ragazza: “A lui non piaceva perché era troppo corta”. Anche la madre di lei ha parlato di quel lungo incubo vissuto in casa, dei segni delle botte sul corpo della figlia e non solo: “Non le permetteva di frequentare le amiche, accusava anche me di volerle far conoscere altre persone, altri ragazzi. La accusava di tradirlo e per questo le spaccava i cellulari. La picchiava se gli rispondeva male, se preferiva restare con me a casa. Ogni motivo era buono, l’ha minacciata anche con le forbici”. “È peggiorato tantissimo, ha le allucinazioni” confidava in quei mesi la fidanzata alle coetanee, non sapendo di essere intercettata: “Dice che mi vede nei palazzi della gente, mi sente addirittura. Quando fuma cocaina cammina tanto e mi fa camminare da morire, anche tutta la notte”. Anche lei aveva avuto problemi con gli stupefacenti, ammessi senza reticenze. Lo ha ricordato il pm Francesco Lucadello, nella requisitoria contro il 47enne: “La ragazza spesso si è descritta come poco lucida perché non dormiva e non mangiava e ha ammesso il consumo di cocaina”. Era però “una minorenne, fragile, in balia di un adulto, con problematiche dovute soprattutto al distacco dalla figura paterna”, coinvolta “in una relazione emotivamente abusante” da un adulto con figli. “Non riusciva a lasciarlo, era convinta che lui le volesse bene, poi però mi confessò che era come una malattia, non riusciva ad uscirne” ha provato a spiegare la madre. La sorella la descriveva come apatica, anche dopo essersi confidata: “Sembrava di parlare con un fantasma, non aveva neanche le forze di fare niente. Era come se non avesse più l’anima”.