FOSSANO - 'Prendi il vino e scappa': a processo l’azienda ‘fantasma’ di Cussanio

Un torinese pluripregiudicato avrebbe ideato il raggiro ai danni di varie ditte. Nel mirino soprattutto bottiglie di Arneis, Nebbiolo e Barbaresco

a.c. 11/09/2019 07:52


A prima vista, la Venus srl non sembrava affatto una società fantasma. I fornitori di merce che tra giugno e novembre del 2014 hanno fatto avanti e indietro dal capannone, situato nella frazione fossanese di Cussanio, confermano di non aver avuto - almeno all’inizio - nessun sospetto.

Eppure a condurre le trattative con varie imprese era un professionista in fatto di truffe e ricettazione, il 44enne pluripregiudicato S.B., originario del Napoletano e residente in provincia di Torino. Insieme a lui il complice M.B., anch’egli con numerosi precedenti, che si presentava come magazziniere della Venus.

Il primo ad accorgersi che qualcosa non andava era stato un produttore olivicolo imperiese, presso il quale S.B. aveva acquistato una prima partita di olio, pagandola, e una seconda, ‘retribuita’ invece con un assegno scoperto. Lo stesso raggiro sarebbe stato messo in opera nei confronti degli altri fornitori: i primi ordini con pagamenti in regola, un giro negli uffici per tranquillizzare l’interlocutore, poi altre forniture più considerevoli e mille dilazioni per non pagare, finché la Venus srl è sparita insieme ai suoi presunti dipendenti. Dalle indagini è emerso che l’amministratore della ditta era un incensurato, E.C., che tuttavia non è mai stato riconosciuto dai denuncianti e risulterebbe estraneo a tutta la vicenda.

“Avevo anche chiesto una visura camerale prima di intavolare le trattative, ma non sembrava esserci niente di anomalo” racconta davanti al tribunale di Cuneo il signor G.P, che gestisce un’attività di vendita di carta e detergenti per la pulizia industriale. A lui il rappresentante della Venus si era rivolto per un paio di ordini, roba di poco conto, subito saldati con assegni regolari. Dopo sono arrivati i problemi: S.B. diceva di attendere a sua volta che gli venissero saldati alcuni pagamenti, ma i soldi non arrivavano. Quando infine aveva consegnato altri assegni per circa 11-12mila euro, questi erano risultati scoperti. Inutile cercare di reperire l’intestatario del conto, perché nel frattempo il capannone era già stato svuotato.

Con P.N., produttore vinicolo di Canale, la faccenda si è conclusa nello stesso modo: in totale ci ha rimesso più di 16mila euro in bottiglie di Arneis e Nebbiolo. Eppure anche lui a Cussanio ci era andato, senza notare nulla di strano: “Avevo visto un ufficio un po’ spoglio ma c’era un magazzino, c’erano altri prodotti esposti oltre ai miei, c’era il magazziniere: sembrava un normale ambiente di lavoro”.

Ancora più raffinata sarebbe stata la manovra studiata per circuire l’albese C.T., anch’egli proprietario di un’azienda vitivinicola. Con lui S.B. si era presentato come cugino di un grossista genovese a cui l’uomo aveva spedito un mese prima un campione. Nella sede della Venus avevano poi concordato un ordine di Barbaresco per oltre 2mila euro, e un secondo da 8mila euro con circa 600 bottiglie consegnate: “La magra consolazione è che ci servirà per il futuro: per colpa di qualcuno, non si fa credito a nessuno” dice ora l’imprenditore, più ironico che sconsolato.

Unico imputato nel processo per truffa è proprio S.B., perché il presunto complice M.B. è nel frattempo deceduto. Di questa morte si è poi servito lo stesso S.B. in un’altra occasione, acquistando a nome del defunto altre bottiglie di vino - mai pagate - da due produttori friulani: il tribunale di Pordenone lo ha già condannato a un anno e quattro mesi per truffa continuata e aggravata e sostituzione di persona.

Il prossimo 29 ottobre è prevista l’ultima udienza del processo a Cuneo.

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