DOGLIANI - Carlo De Benedetti assolto a Cuneo: “L’accusa di antisemitismo contro Salvini non è diffamazione”

L’editore era a processo per un’intervista con Lilli Gruber al Festival della Tv di Dogliani. In quell’occasione disse anche che il leghista era “finanziato da Putin”

Andrea Cascioli 15/03/2022 15:03

Carlo De Benedetti è stato assolto nel processo che lo vedeva imputato per diffamazione, dopo la denuncia di Matteo Salvini. Lo ha stabilito il tribunale di Cuneo, nella persona del giudice Emanuela Dufour, facendo cadere le accuse contro l’ex patron di Repubblica e del gruppo Espresso perché il fatto non costituisce reato. De Benedetti doveva rispondere delle dichiarazioni esternate durante l’edizione 2018 del Festival della Televisione e dei Nuovi Media di Dogliani. In quell’occasione, l’editore aveva espresso una serie di giudizi “a tutto campo” sul leader della Lega, in un’intervista condotta da Lilli Gruber.
 
In particolare, rispondendo alle domande della conduttrice de La7 sul governo gialloverde allora “in fieri”, De Benedetti aveva dichiarato: “Salvini è il peggio perché è xenofobo, antisemita, antieuropeo, festeggia Orban in Ungheria, è finanziato da Putin”. A indignare l’ex ministro dell’Interno è stata nello specifico l’accusa di antisemitismo: “Non l’accettavo e non l’accetto tuttora, la ritengo un’infamia pesante” ha ribadito in aula Salvini, recatosi nel capoluogo della Granda lo scorso giugno per offrire la sua versione. De Benedetti non si è invece presentato, ma ha fatto sapere tramite i suoi legali di ritenere le frasi espresse durante la manifestazione un “lecito esercizio del diritto di critica politica, in alcun modo censurabile in uno Stato di diritto”.
 
L’accusa di antisemitismo è finita al centro della requisitoria, condotta dal sostituto procuratore Attilio Offman con ampi riferimenti alla giurisprudenza della Corte europea per i diritti dell’uomo. Rilevante il caso del giornalista greco Stratis Balaskas, condannato nel suo Paese per aver definito un preside “ben noto neonazista e ideologo di Alba Dorata”. In quell’occasione, la Corte osservò che lo stesso denunciante aveva affermato “è un onore essere definito nazionalsocialista”. Ben diversa la vicenda in esame, ha argomentato il pubblico ministero: “Il giudizio di ‘antisemita’ è sicuramente un’accusa infamante, come confermato dal codice penale che ha sanzionato l’istigazione alla discriminazione razziale, con un’aggravante se questa si fonda sulla minimizzazione o l’apologia della Shoah. La produzione documentale fornita dalla difesa non fornisce una ragionevole, se pur lontana, base fattuale che giustifichi il giudizio critico mosso dall’imputato”. “Si sono fatti voli pindarici - ha aggiunto il magistrato - stabilendo collegamenti tra le opinioni del senatore Salvini e teorie che non ha mai suffragato. Ad esempio le affermazioni fatte alla radio da Salvini riguardo al fenomeno della ‘sostituzione dei popoli’ e il cosiddetto piano Kalergi. Le teorie cospirazioniste sulla sostituzione dei popoli non sono riferite al solo piano Kalergi e sono abbastanza diverse l’una dall’altra”.
 
Un passaggio della requisitoria ha toccato l’accusa - ben più “calda” in questo frangente - di essere “finanziato da Putin”: “I presunti episodi citati dalla difesa sono tutti posteriori alla data del Festival: non si possono utilizzare notizie giornalistiche emerse nei mesi successivi, per giustificare a posteriori un giudizio critico”. Per la difesa di parte civile, rappresentata dall’avvocato Claudia Eccher, “l’ingegner De Benedetti si è profuso in una serie di sproloqui”, aventi però particolare rilevanza “soprattutto perché provenienti da uno dei principali editori italiani”: “Strano caso, la documentazione prodotta dalla difesa proviene per la maggior parte dalle testate di cui l’ingegner De Benedetti era proprietario”. La legale di Salvini aveva quantificato il danno subito nella cifra di 100mila euro, mentre l’accusa ha limitato la richiesta di pena a una sanzione pecuniaria di 800 euro: “Già nella sentenza Belpietro - ha precisato il pm - la Corte costituzionale aveva ritenuto incompatibile la sanzione di una pena detentiva, ancorché sospesa, nei confronti di un giornalista colpevole di diffamazione”.
 
Di una richiesta punitiva “anacronistica e potenzialmente pericolosa” ha parlato l’avvocato Marco Ivaldi, difensore di De Benedetti insieme alla collega Elisabetta Rubini. Quello dell’ingegnere “non era un attacco a Salvini persona, era con ogni evidenza una critica al Salvini politico”. Nella stessa intervista, peraltro, De Benedetti aveva definito Trump “un pazzo irresponsabile”, il Pd “un partito in stato comatoso”, i Cinque Stelle “ridicoli”: testimonianza di una “verve espositiva” che il legale ha paragonato a quella dello stesso leader leghista, conosciuto per gli epiteti non proprio lusinghieri verso gli avversari e gli eccessi verbali. “Se Salvini può dire certe cose da cittadino - ha argomentato l’avvocato Ivaldi - in un certo modo me ne rallegro, perché siamo ancora in uno Stato di diritto dove si può esprimere anche con toni aspri la propria critica verso chi governa. Questo giudizio può essere l’occasione per riaffermare questa libertà anche a ruoli invertiti, quando è lui il destinatario di espressioni critiche”.
 
“Non è vero che non ci siano dati fattuali che collegano Salvini all’antisemitismo” ha obiettato la codifensore Elisabetta Rubini, menzionando la circostanza che nel 2017 “durante un comizio della Lega, aveva dichiarato di voler cancellare la legge Mancino”. L’avvocato ha citato esponenti di primo piano del partito “dichiaratamente neofascisti”, concludendo: “La contiguità anche programmatica di Salvini e della Lega con movimenti neofascisti giustifica l’addebito di antisemitismo rivolto da De Benedetti”. Quanto all’addebito di essere “finanziato da Putin”, per Rubini “si tratta di un giudizio di valore e menziona un collegamento tra il partito di Salvini e la Russia che ha fondamento. Lallarme che De Benedetti ha lanciato a Dogliani nel 2018 si è rivelato più che fondato alla luce di eventi successivi”.

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