LESEGNO - Droga nel magazzino abbandonato delle ferrovie, ancora nei guai il capo della “gang dei treni”

Il 23enne di Lesegno era stato fermato dalla Finanza nei pressi della stazione: “Conoscevamo lui e gli altri, passavano per scherno davanti al cane antidroga”

Andrea Cascioli 03/02/2026 17:45

Era già ben conosciuto alla Guardia di Finanza il giovane sorpreso nel dicembre 2023 con un bilancino elettronico e circa 70 grammi di hashish, nelle immediate vicinanze della stazione di Lesegno. S.R., classe 2003, è infatti il capo riconosciuto della famigerata “gang dei treni” che in quello stesso periodo metteva a soqquadro le stazioni fra Ceva e Mondovì. A suo carico c’è una condanna per minaccia a una capotreno, ma anche accuse di vandalismo e interruzione di pubblico servizio. Il giovane, residente a Lesegno, era stato destinatario nel 2022 di un avviso orale della questura e poi di un “daspo Willy”. Ora sconta una pena detentiva il cui termine è previsto a maggio 2028. La vicenda per cui è tornato di nuovo in aula a Cuneo riguarda un presunto spaccio di droga del quale è accusato anche il fratello, all’epoca minorenne, contro il quale si procede presso il tribunale competente a Torino. “Insieme ad altri soggetti, anche minorenni, passavano sovente davanti all’unità cinofila” ricorda l’ex luogotenente Marcello Casciani, all’epoca a capo del Nucleo mobile provinciale della Guardia di Finanza. Un gesto attuato “per scherno”, sostiene il finanziere in pensione, perché il cane antidroga rileva anche un eventuale utilizzo passato degli stupefacenti: “Sembrava quasi ci fosse un tam tam dei ragazzi che si segnalavano a vicenda il posto in cui noi eravamo impegnati quel giorno, per distrarre il cane”. Alla fine però era stato proprio il cane, Golia, a recuperare il pezzo di “fumo” occultato nel magazzino fatiscente della stazione. Le fiamme gialle ci erano arrivate grazie a un appostamento, notando S.R. e il fratello avvicinarsi allo stabile dopo essere scesi dall’auto del padre: i due ragazzi si erano diretti verso il capannone abbandonato passando lungo il binario morto della stazione. Al momento della ricognizione, ricorda Casciani, i due avevano mostrato evidenti segni di nervosismo: S.R. aveva estratto un bilancino elettronico e l’aveva lanciato sul tetto del capannone, costringendo un vigile del fuoco volontario a un complesso e rischioso recupero. Addosso al sospettato, poi sottoposto agli arresti domiciliari, erano stati trovati due telefoni cellulari e banconote per 160 euro. Il fratello minorenne era stato denunciato a piede libero. “Il capannone era molto grande, potevano esserci molti posti per occultare lo stupefacente” aggiunge il testimone: “Siamo stati fortunati perché avevamo al seguito l’unità cinofila che è infallibile”. L’accusato ha offerto la sua versione, addebitando al fratello il possesso dell’hashish: “Ero andato a prenderne un pezzetto per farne uso, sarei rientrato il giorno dopo da una festa a Torino”. Questa, afferma, era la ragione per cui aveva portato con sé il bilancino: “Mi sono veramente agitato sul momento” ha spiegato, per giustificare il lancio dell’apparecchio. Il processo a suo carico proseguirà il prossimo 18 maggio.