MONDOVÌ - Gare truccate in Mondo Acqua, l’imputato che ha detto no alla prescrizione racconta la sua verità

L’imprenditore informatico Paolo Borello nega di aver mai saputo che il bando fosse stato “aggiustato”: “Le firme false? Un’ingenuità colossale”

Andrea Cascioli 27/03/2026 17:50

Ha rinunciato alla scorciatoia della prescrizione - un “commodus discessus”, nel latinorum degli avvocati - per dimostrare che con quel papocchio di firme false e bandi di gara “aggiustati” lui non c’entrava nulla. La scelta di Paolo Borello, più unica che rara, tiene in piedi il processo per turbativa d’asta e falso nella vicenda di Mondo Acqua. La società dei servizi idrici di Mondovì, all’epoca partecipata da otto comuni del circondario e da Egea, era finita nell’occhio del ciclone dopo la denuncia presentata dall’attuale presidente Piercarlo Pellegrino. Un’impiegata, nel 2020, aveva ritrovato un verbale di gara che riportava la sua firma. Era relativo, però, a una riunione a cui lei era certa di non aver mai partecipato: il contratto riguardava la S.Info, per la gestione informatica delle fatturazioni e dei servizi amministrativi di Mondo Acqua. In seguito sarebbero emersi altri due presunti illeciti, uno relativo all’affidamento della lettura dei contatori alla società cooperativa Full Service 2000 e l’altro per i lavori sull’acquedotto di Mondovì assegnati alla Tecnoedil di Egea. La dirigente che seguiva l’affidamento degli appalti, Chiara Mirto, ha ammesso di aver contraffatto i verbali perché pressata dal presidente di allora, Gino Ghiazza. Lo stesso Ghiazza è quindi finito a processo insieme a Daniele Camperi, componente della commissione di gara che aggiudicò i tre appalti, e a quattro dirigenti e imprenditori delle varie società. Tra queste c’è appunto la S.Info di Orbassano, la “pietra dello scandalo” da cui partì l’inchiesta. Oggi non esiste più, essendo stata assorbita da un’altra azienda. Borello si occupava - e si occupa tuttora - di contratti commerciali. A contattarlo era stato proprio Camperi, conosciuto in una precedente occasione lavorativa: “Manifestò il fatto che Mondo Acqua aveva a suo avviso una infrastruttura informatica molto precaria”. Quindi gli venne chiesto di fare un sopralluogo, alla presenza anche di Ghiazza e Mirto: “Mi aveva colpito che mi dicessero che ci voleva molto tempo per inviare le mail” racconta. Le interlocuzioni erano andate avanti con i tecnici di S.Info e alla fine si era arrivati a una proposta: 60mila euro all’anno per cinque anni, per sostituire tutti i software e ammodernare l’impalcatura informatica della società. Ma l’importo era troppo alto per un’assegnazione diretta, così si era arrivati alla famosa gara: “In realtà - spiega Borello - il sistema di Mondo Acqua faceva talmente pena che non sapevo della gara. Mi chiamò la Mirto facendomi presente che avevano avuto un problema con le mail e che la scadenza era stata fissata”. Era il settembre del 2016. La gara era stata bandita a ottobre e vi aveva preso parte solo la S.Info perché, dice ancora l’imputato, “c’erano sicuramente dei players, ma dovevano essere aziende strutturate: noi al progetto avevamo partecipato con più di quindici addetti, con competenze varie”. Anche sotto la gestione Pellegrino, subentrato a Ghiazza nel 2018 su nomina del sindaco Paolo Adriano, i rapporti erano proseguiti in modo proficuo: “Pellegrino con me aveva un ottimo rapporto - assicura Borello -, tant’è che mi chiese più volte di continuare a collaborare e abbiamo continuato a farlo per non interrompere il servizio: se avessimo chiuso il contratto, loro il giorno dopo non avrebbero fatto più né una bolletta né una fattura. Fu un atto di fiducia nei confronti di Pellegrino”. E l’aggiudicazione taroccata? L’informatico dice di aver scoperto tutto solo dopo la convocazione in Procura: “Penso sia stata fatta un’ingenuità colossale ma non so spiegarne il motivo, tra l’altro c’era una gara d’appalto con un unico partecipante e non penso ci fosse una ragione per farlo”. A tutto questo dovrà dare risposta il giudice, dopo la discussione, il 6 ottobre.