LESEGNO - Il capo della “gang dei treni” è a processo per spaccio: “In carcere ha cambiato rotta”

Il 23enne di Lesegno era stato trovato in possesso di 70 grammi di hashish, nascosti in un magazzino ferroviario. Per lui il pm chiede una nuova condanna

Andrea Cascioli 19/05/2026 17:48

Rischia una nuova condanna, in aggiunta a quelle che l’hanno portato in carcere con una pena definitiva di due anni e quattro mesi, il giovane a capo della “gang dei treni” che aveva terrorizzato i ferrovieri e i passeggeri della linea tra Mondovì e Ceva pochi anni fa. Questa volta l’accusa è di spaccio di stupefacenti, un’imputazione finora mai contestata a S.R., classe 2003, originario di Lesegno. Nel piccolo comune della valle Mongia il giovane era stato denunciato dalla Guardia di Finanza, insieme al fratello minorenne, dopo essere stato trovato in possesso di 70 grammi di hashish. Il “fumo” era nascosto in un magazzino dismesso delle ferrovie, di fianco alla stazione. Era il dicembre 2023: all’epoca S.R. era già stato raggiunto da un avviso orale della Questura e da un “daspo Willy”, cui sarebbero seguiti una misura di sicurezza e poi l’incarcerazione. “Insieme ad altri soggetti, anche minorenni, passavano sovente davanti all’unità cinofila” ha ricordato l’ex luogotenente Marcello Casciani, all’epoca a capo del Nucleo mobile provinciale della Guardia di Finanza. Un gesto attuato “per scherno”, sostiene il finanziere in pensione, perché il cane antidroga rileva anche un eventuale utilizzo passato degli stupefacenti: “Sembrava quasi ci fosse un tam tam dei ragazzi che si segnalavano a vicenda il posto in cui noi eravamo impegnati quel giorno, per distrarre il cane”. Alla fine era stato proprio il cane antidroga, Golia, a incastrare i due fratelli. Oltre allo stupefacente, S.R. portava con sé un piccolo bilancino e un telefonino cellulare con una scheda sim inutilizzata. Circostanze che il pm Alessandro Bombardiere ha menzionato come elementi sospetti, chiedendo la condanna a un anno di reclusione più 1600 euro di multa. “Non sono stati sentiti eventuali clienti né rinvenute dosi preconfezionate, bustine di plastica o liste di eventuali clienti” fa presente l’avvocato Francesca Bertazzoli, sostenendo che non di spaccio si trattasse, ma di un consumo di gruppo fra i ragazzi: “Il bilancino serviva a spartire la sostanza acquistata in colletta tra i soggetti, per evitare che qualcuno ne prendesse più di altri”. Quanto al telefono cellulare, rileva ancora la difesa, era nuovo perché quello vecchio era stato sequestrato in un diverso procedimento giudiziario. La difesa fa appello a non aggravare la situazione di un ragazzo che in carcere “sta reagendo con la serietà di chi vuole cambiare rotta”, frequentando corsi professionali e di lettura: “Una condanna severa significherebbe condannare un ventenne a passare i migliori anni della giovinezza dietro le sbarre: il ragazzo ha compreso il disvalore delle sue azioni e sta espiando il debito con la giustizia”. La decisione del giudice a riguardo è attesa per il prossimo 28 maggio.