GARESSIO - La app “conta persone” inguaia la discoteca garessina: multa per il titolare

Il pm contestava anche di non aver evitato che a un 14enne venisse servito un cocktail alcolico. Per questa accusa, però, il padrone del “Le Fonti” è stato assolto

Andrea Cascioli 01/04/2026 18:44

Un “aiutino” dalla tecnologia aveva consentito a una pattuglia della Guardia di Finanza di Ceva di quantificare gli ingressi a una discoteca: almeno quattrocento, quelli monitorati fino all’una di notte, ovvero un centinaio in più rispetto alla capienza dichiarata. Grazie all’aiuto di una app “conta persone”, installata sul cellulare di un finanziere, si è arrivati al processo nei confronti del titolare del “Le Fonti” di Garessio, G.A., al quale era stata anche imposta la temporanea chiusura. Il maresciallo che eseguì le verifiche quella sera ha confermato di aver eseguito l’accertamento con la app e di averne dato in seguito comunicazione alla Procura. Nei confronti del gestore del ritrovo, però, pesava anche un’ulteriore accusa, relativa a un controllo che due carabinieri in borghese avevano effettuato nella stessa serata. A un adolescente di 14 anni era stato servito un gin lemon, sebbene i contrassegni tra maggiorenni e minorenni fossero diversificati, proprio evitare questi rischi: “Ero in compagnia di amici, alcuni più grandi di me” ha spiegato in aula il ragazzo. Nessuno nel gruppo, a quanto pare, era maggiorenne: il biglietto era stato acquistato in prevendita e prevedeva una consumazione gratuita. Nella confusione, dice il giovane, la barista non aveva fatto caso a chi le stesse chiedendo il cocktail alcolico: “In teoria bisognava avere un segno all’entrata, ma non mi è stato chiesto al bar” ha confermato in aula. Il titolare, dal canto suo, ha assicurato di aver fatto tutto ciò che era in suo potere: “Ho sempre dato disposizioni, sia alla sicurezza che ai baristi, di evitare queste situazioni”. Disposizioni che entrambe le bariste hanno confermato di aver ricevuto. Per evitare scambi di ordini, ai maggiorenni veniva dato all’ingresso un braccialetto, mentre ai minorenni era riservato un timbro. Il pm Alessandro Bombardiere tuttavia aveva ritenuto non sufficienti gli accorgimenti adottati. Per entrambe le accuse era stata chiesta una condanna a tre mesi e dieci giorni, più 300 euro di ammenda. L’avvocato Piero Jemina, difensore dell’imputato, ha invece contestato l’attribuzione di responsabilità al proprietario per il “caso” del cocktail alcolico: “Il gestore aveva fatto tutto quello che era nelle sue funzioni e capacità per far rispettare le regole, non si può imputare a lui la condotta singola di alcuni dipendenti”. Riguardo allo sforamento della capienza, la contestazione verteva sull’acquisizione dei dati ricavati da uno strumento “non omologato” come la app: “I testi - ha detto l’avvocato - hanno parlato di persone che entravano e uscivano in continuazione. Non è stato quindi dimostrato che al momento dei controlli, all’interno della discoteca, ci fossero più persone di quante consentite”. Per questa sola imputazione il giudice Lorenzo Labate ha condannato l’imputato al pagamento di un’ammenda pari a 900 euro. In riferimento alla prima accusa, invece, il verdetto è di assoluzione.