Non ci sta a passare per un “doppiogiochista” l’ex responsabile produzione della Flextech di Villanova Mondovì, D.A., ascoltato come testimone nel processo che vede alla sbarra per rivelazione di segreto industriale i fratelli Marco e Stefano Forzano, dirigenti della 2 Gamma di Mondovì. Il 45enne carrucese ha patteggiato una condanna dopo essere stato denunciato dai datori di lavoro dell’epoca. Tutto era partito dal ritrovamento di un pacchetto anonimo nel deposito aziendale dei corrieri della Flextech, contenente un telefonino. All’interno, l’amministratore delegato della ditta villanovese, attiva nella produzione di materie plastiche, aveva rinvenuto le conversazioni tra il suo dipendente e i fratelli Forzano, concorrenti diretti ma anche conoscenti personali dell’imprenditore. Nel cellulare, poi risultato intestato ai vertici della 2 Gamma, c’erano, oltre alle chat, molte informazioni sensibili: “Nomi di nostri clienti, ricette relative ai prodotti forniti, solleciti di richiesta sulle persone a cui rivolgersi in Flextech per finalizzare la vendita, foto e screenshot delle macchine, richieste di approfondire la natura dei film e come fossero stati sviluppati”. I concorrenti “invogliavano a reperire informazioni” su tutto questo. Uno dei profili nelle chat era denominato “mio” ed era l’utenza aziendale Flextech del responsabile produzione. Quest’ultimo è stato in seguito allontanato dall’azienda e oggi ha deposto in tribunale. Raccontando una verità diversa, cioè che fosse la Flextech a “rubare” idee alla 2 Gamma e non viceversa: “C’era un personaggio di una ditta satellite che faceva manutenzione sia per Flextech che per 2 Gamma e che poi è stato assunto da Flextech. Aveva fatto vedere a tutti le foto di un prototipo di saldatore brevettato da 2 Gamma”. Lui, dice, temeva di essere coinvolto in eventuali diatribe legali sulla proprietà intellettuale, perciò aveva avvisato Marco Forzano, con il quale aveva un rapporto di lunga data: era stato lui, afferma, a consegnargli quella sim, montata su un vecchio telefono di sua proprietà. “Mi sembrava poco consono, nel Monregalese ci sono poche ditte di settore e cercano di non pestarsi i piedi” ha spiegato il testimone: “I ‘vecchi’ erano del mio stesso pensiero, - aggiunge - con gli altri non ne parlavo anche perché non sapevo nemmeno di chi fidarmi”. Qualche segnalazione, ammette, c’era in effetti stata: “Ogni tanto ci parlavamo anche a voce”. In una precedente udienza il padre dei due imputati, Bartolomeo Forzano, già presidente della storica Industrie Plastiche Monregalesi (Ipm), aveva ricondotto l’attività dell’“infiltrato” in Flextech a interessi lavorativi: “Si era proposto di venire da noi e forse ha cercato un po’ di vendersi, portando conoscenze che noi tra l’altro avevamo già”. Un’udienza per l’audizione dei consulenti tecnici delle parti è in calendario il 21 luglio.