CEVA - L’incidente stradale uccise l’ex sindaco di Castellino Tanaro, assolto un 47enne

L’ipotesi dell’accusa è che l’auto da lui guidata avesse invaso la corsia su cui viaggiava Bruno Roà, nel tratto della Statale 28 tra Ceva e Lesegno

Redazione 23/03/2026 18:14

Era accusato di omicidio stradale l’automobilista alla guida di una Golf che la mattina del 23 ottobre 2023 impattò contro la Panda su cui viaggiava Bruno Roà. Il giudice Marco Toscano lo ha assolto “perché il fatto non costituisce reato” dopo aver ascoltato un’ulteriore consulenza disposta dal tribunale. Al perito era stato affidato il compito di accertare se l’urto fosse avvenuto in prossimità della linea di mezzeria o in una delle due semicarreggiate. Per la Procura era stato il guidatore della Golf, E.Z.E.H., cittadino marocchino residente a Ceva, nato nel 1979, a invadere la corsia di marcia di Roà. La difesa sosteneva invece che l’invasione di corsia fosse avvenuta nel senso opposto. In assenza di testimonianze e di videocamere in quel tratto della Statale 28, tra Ceva e Lesegno, il perito ha potuto concludere soltanto che fosse “altamente improbabile” uno sbandamento della Panda, senza però addebitare responsabilità precise all’altro automobilista. Originario di Roburent, dove era nato nel 1950, Roà aveva dedicato una vita agli alpini prima come maresciallo dell’esercito e poi come vicepresidente vicario e animatore di molte iniziative nella sezione Ana di Ceva. Era conosciuto in valle Tanaro anche per essere stato sindaco di Castellino tra il 2004 e il 2014. In aula i carabinieri hanno relazionato circa l’assenza di frenate visibili e l’impossibilità di eseguire rilievi metrici: entrambe le vetture, dopo l’urto, erano finite fuori strada. L’invasione di corsia della Golf era stata ipotizzata in base ai danni riportati dalle vetture: la Golf, in particolare, era danneggiata sul lato del faro anteriore sinistro. La versione della difesa, rappresentata dall’avvocato Fabrizio Di Vito, è che fosse stato il 72enne a perdere il controllo dell’auto e finire addosso alla Golf, forse a seguito di un malore. Di certo c’è che entrambi gli automobilisti erano lucidi: gli esami tossicologici su di loro non avevano riscontrato positività a sostanze alcoliche o psicotrope. “Andavo piano” ha raccontato il 47enne, prendendo la parola in aula: “Lui ha lasciato il volante della macchina e mi è venuto addosso: poi non ho più visto nulla, perché si è aperto l’airbag”. La Procura però era convinta che la verità fosse un’altra: “La Golf condotta dall’imputato e la Panda di Roà sono finite entrambe fuori strada, in direzione di Ceva e cioè nella direzione in cui andava Roà” aveva sostenuto il pubblico ministero Anna Maria Clemente. “Era un marito, un padre, un nonno, una persona attiva a livello civile: meritava forse un comportamento diverso” aveva affermato l’avvocato Marco Badino, legale dei Roà, lamentando il comportamento dell’altro conducente: “I parenti del signor Roà non hanno mai ricevuto neanche le condoglianze per quello che è successo”