MONDOVÌ - Maltrattamenti all’asilo, alcuni genitori ed ex colleghe smentiscono le accuse contro una maestra

I fatti sarebbero accaduti nel Monregalese. Nella denuncia si parla di strattoni, offese e cibo imboccato a forza: “Ma i bambini le volevano bene” dicono altre persone

a.c. 29/03/2022 17:02

“Noi la chiamavamo ‘la nostra tata’. Non l’ho mai vista sgridare i bambini e i miei figli le erano affezionati, tanto che una volta ci eravamo incontrati in pizzeria ed erano voluti andare a salutare la maestra a tutti i costi”: a parlare è un papà i cui due figli, un maschio e una femmina, hanno frequentato in periodi diversi una scuola materna del Monregalese finita al centro di una vicenda giudiziaria.
 
Una maestra che vi aveva insegnato per un quindicennio è accusata di abuso dei mezzi di correzione, per episodi risalenti all’anno scolastico 2018/19. Nella denuncia contro di lei, firmata da alcuni genitori, si parla di bambini strattonati o alzati da terra per un braccio, lasciati in punizione in uno stanzino buio, fatti oggetto di abusi verbali e offese. Uno dei piccoli sarebbe stato costretto ad annusare le sue mutande, un altro ancora morso a un dito “per fargli capire cosa si prova”. In un paio di occasioni, la maestra avrebbe imboccato a forza alunni che non volevano assaggiare la frutta. Le accuse sono state confermate, almeno in parte, dalle due collaboratrici scolastiche e da una collega che si occupava del sostegno: “Con i genitori - ha dichiarato l’insegnante - non ho mai parlato di quel che succedeva. Non mi sembrava opportuno dirgli che mandavano i loro figli in una scuola dove io non avrei portato i miei”.
 
Eppure c’è chi è pronto a giurare che nessuno di quegli addebiti abbia fondamento. Ad esempio la collega che insieme a lei ha insegnato fino alla pensione nello stesso asilo, ma anche altre maestre avvicendatesi negli anni: “Era allegra, permissiva ed euforica: i bambini le correvano incontro per abbracciarla” racconta una di loro, parlando dell’imputata. La testimone ha detto di averla vista intervenire “solo quando qualche bambino si trovava fisicamente in pericolo”, ma di non aver mai assistito alle scene che le sarebbero poi state riferite. Un’accusa in particolare, quella riguardante una fantomatica “stanza buia” nella quale sarebbero stati rinchiusi alcuni bambini, non ha trovato conferme da nessuno dei testi ascoltati finora: “La collega di sostegno mi disse di averne sentito parlare dagli anziani nella piazza del paese”. I piccoli alunni, dal canto loro, avrebbero continuato a informarsi su di lei anche dopo l’allontanamento dalla scuola: “Pochi erano apparsi indifferenti, gli altri, quasi tutti, mi chiedevano della loro maestra nel periodo in cui la sostituivo. Volevano sapere quando sarebbe tornata, se potevano telefonarle o andarla a trovare a casa”.
 
“Teneva molto ai bambini, se uno di loro piangeva cercava sempre di capire cosa fosse successo. Aveva un atteggiamento molto materno e abbiamo lavorato bene insieme” afferma un’altra maestra, collega dell’accusata sia in quella scuola che in un altro centro del Monregalese: “Quando ho saputo delle accuse ero già in un altro istituto. Lei venne trasferita nella nostra scuola per seguire due bambini come insegnante di sostegno. Era arrivata con le migliori intenzioni, ma le mamme della sezione polemizzarono con la dirigente per questa scelta. Alla fine decise di restare a casa, al suo posto venne inviata una supplente”.
 
Diversi genitori sono sfilati a loro volta di fronte al giudice, su richiesta della difesa. “È sempre stata gentile con mia figlia” ha raccontato una mamma: “Mi è stato detto da altre mamme che avesse un brutto atteggiamento con i loro figli, dal punto di vista psicologico. Nessuno, però, ha mai parlato di maltrattamenti fisici”. Un’altra madre ha aggiunto: “A un certo punto sono incominciate a girare voci, in particolare sul gruppo Whatsapp dei genitori. Ma era qualcosa rispetto a cui ci sentivamo estranei, perché mio figlio è sempre stato molto sereno”.
 
Il 30 maggio è previsto il completamento dell’istruttoria, con l’esame dell’ultimo teste e dell’imputata.

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