BASTIA MONDOVÌ - Maltrattamenti all’asilo, assolta la maestra accusata da un gruppo di genitori

I fatti avvennero a Bastia Mondovì. La difesa: “L’insegnante è stata trasferita e fatta oggetto di articoli e di commenti atroci, ma non era vero nulla”

Andrea Cascioli 24/10/2023 17:30

C’è voluta un’istruttoria lunghissima, con sedici udienze in oltre due anni e un cambio di giudice nel mezzo, per arrivare a una verità giudiziaria: nessun maltrattamento nell’asilo di Bastia Mondovì.
 
La maestra accusata di abuso di mezzi di correzione è un’insegnante con trent’anni di servizio, quindici dei quali trascorsi nel piccolo centro del Monregalese. Fino all’aprile del 2019, quando le era piovuta addosso un’accusa terribile, basata sulla denuncia di un gruppo di genitori. Nelle indagini si parlava di bambini strattonati o alzati da terra per un braccio, lasciati in punizione in uno stanzino buio, fatti oggetto di abusi verbali e offese. Uno dei piccoli sarebbe stato costretto ad annusare le sue mutande, un altro ancora morso a un dito “per fargli capire cosa si prova”. In un paio di occasioni, la maestra avrebbe imboccato a forza alunni che non volevano assaggiare la frutta. Circostanze che l’imputata, presente a ogni udienza del processo, ha sempre negato del tutto o ridimensionato: “Ho saputo di cosa fossi accusata - ha ricordato in aula - accendendo la televisione. Un servizio al tg mostrava il giardino della mia scuola ma non capivo, pensai che una collega fosse finita nei guai”.
 
L’accusa contestava l’abuso dei mezzi di correzione. “È pacifico che l’uso della violenza per fini correttivi o educativi non è mai consentito nell’ordinamento” ha detto nella sua requisitoria il sostituto procuratore Francesca Lombardi, chiedendo otto mesi di reclusione come condanna: “La Cassazione ci dice che nel valutare questa fattispecie non si può ignorare concetti e valutazioni che fanno parte del patrimonio culturale del Paese: la bacchettata sulle mani vent’anni fa era un mezzo consentito e forse ritenuto anche lecito, ma i comportamenti si modificano nel tempo”. A sorreggere l’impianto accusatorio c’erano alcune confidenze raccolte tra i bimbi, e in alcuni casi anche registrate da mamme e papà: la rappresentante di classe, in particolare, parlava di fatti che riteneva “non veri maltrattamenti ma episodi anomali nella normale attività scolastica, che avrebbe voluto affrontare con la maestra”. Qualche particolare in più è arrivato dalle testimonianze delle persone presenti a scuola, in particolare una giovane maestra di sostegno: “Con i genitori - ha precisato - non ho mai parlato di quel che succedeva. Non mi sembrava opportuno dirgli che mandavano i loro figli in una scuola dove io non avrei portato i miei”.
 
Episodio per episodio, l’avvocato difensore Alberto Bovetti ha ripercorso tutti i fatti oggetto di contestazione, ribaltando le accuse: “Vi è chi ha tentato marcatamente di distorcere la verità, partendo magari da alcuni elementi neutri o corrispondenti al vero per trasformarli in qualcosa d’altro”. Sintomatico, a suo giudizio, il fatto che diversi genitori riferissero di episodi gravi appresi dalle bidelle, senza però ricordare quale delle due collaboratrici scolastiche ne avesse parlato: “Non è normale che un genitore a cui si raccontano episodi del genere non ricordi nemmeno chi gliel’abbia raccontato, dove e quando”. Così avrebbero preso forma, secondo la difesa, le varie accuse: bambini costretti a mangiare, mentre la maestra gli apriva la bocca a forza? “Non li ha mai forzati, semmai insisteva verbalmente perché assaggiassero piccole porzioni di frutta e verdura”. L’episodio del dito morsicato a un alunno? Solo un gesto simulato, per far riflettere il bambino che aveva appena fatto un dispetto al compagno. E così pure le punizioni che sarebbero state comminate a chi non si puliva a sufficienza in bagno: “Né l’una né l’altra bidella confermano di aver visto l’episodio o di averne parlato con i genitori”.
 
Il giudice Sandro Cavallo ha assolto l’insegnante con la formula più ampia dell’insussistenza dei fatti. Esito accolto dalla difesa con ovvia soddisfazione: “La maestra è stata oggetto di trasferimento, articoli di giornale e commenti atroci su Facebook. Ma la situazione era totalmente diversa e i fatti indicati nel capo d’imputazione sono stati smentiti in questo processo”.

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