CARRU' - Minacce dopo la lite tra vicini per il pitbull, il giudice condanna una coppia

“Abbaiava di notte e girava nel cortile senza guinzaglio e museruola” racconta uno degli inquilini. Ma il padrone di casa smentisce

Andrea Cascioli 20/01/2026 18:01

Non è bastata la testimonianza del padrone di casa ad evitare la condanna a una coppia albanese residente a Carrù, in uno dei due processi per minaccia che li vede opposti a una ex vicina di casa. E.X. e la moglie A.Q. erano stati denunciati nel 2021 da due diversi inquilini del palazzo in cui abitano, un uomo e una donna. La signora, in particolare, riferiva di essersi addirittura trasferita a causa delle liti furibonde che la opponevano alla coppia. Su tali screzi ha riferito l’altra parte civile, affermando che erano riferiti soprattutto alla presenza del cane, un cucciolo di pitbull acquistato dalla famiglia albanese: “Il cane abbaiava soprattutto di notte e girava nel cortile senza guinzaglio e museruola”. “Si sentiva tutto attraverso le porte di casa - ha raccontato il teste, in merito alle liti con la vicina -, la proprietaria del cane era con la figlia piccola sulla porta e diceva che sarebbe arrivato suo marito e l’avrebbe ammazzata di botte”. In un’altra occasione, la persona offesa sarebbe stata aggredita fisicamente: “Erano sui rispettivi balconi e i due imputati insultavano la signora. Lui le diceva ‘esci che ti ammazzo di botte’ e intanto cercavano di colpirla col manico di una scopa. La situazione è andata avanti per circa due mesi e mezzo, fino a quando la signora non si è trasferita”. “C’erano state insofferenze tra i condomini, ma non mi risultano minacce” sostiene invece il proprietario di casa, nonché datore di lavoro di E.X., il quale ha affermato di non aver mai ricevuto lamentele sulla coppia. Gli altri inquilini, anzi, gli avrebbero fatto presente che “per loro il cane non era un problema e che al limite i malumori riguardavano la signora: lei si lamentava anche per la presenza di un bambino appena nato, figlio di una coppia residente in un altro alloggio”. All’origine dell’allontanamento della querelante dal palazzo, ha sottolineato il proprietario, non c’era stato un atto volontario ma uno sfratto per morosità. Il padrone aveva deciso di intervenire anche per via dei dissidi con i vicini: “Nessuno mi ha chiesto di allontanare altri inquilini, ma era venuta fuori un’indisposizione nei confronti della signora e siccome lei era morosa da diversi mesi ho scelto di avviare lo sfratto”. Tempo prima, il proprietario aveva ricevuto un video che avrebbe documentato una lite: “Ritraeva E.X. con la schiena contro il muro che guardava in avanti e la moglie vicino, la vicina diceva ‘eccoli qui’ e li apostrofava come ‘morti di fame’: la cosa mi aveva dato fastidio e non le avevo risposto”. Il giudice Emanuela Dufour, all’esito dell’istruttoria, ha condannato marito e moglie a quattro mesi con il beneficio della pena sospesa, più un risarcimento danni da quantificare innanzi al giudice civile. Nel frattempo, i due dovranno versare 1.300 euro ciascuno a titolo di provvisionale.