MONDOVÌ - Mondovì, il vicino lo accusava di averlo inseguito con un taser: condannato per violenza privata

L’uomo sosteneva di essere stato rincorso mentre cercava di accedere ai suoi terreni. Il suo avvocato ascoltò al telefono le fasi più concitate dell’episodio

a.c. 07/12/2020 19:53

 
Si è spostata dalle aule della giustizia civile a quelle del tribunale penale la contesa che da anni oppone una coppia residente in una frazione di Mondovì, A.M. con la moglie separata S.L.M., ad alcuni proprietari confinanti.
 
Tutto ruota intorno a un diritto di passaggio che - stando alla sentenza del giudice civile - i due devono garantire ai vicini. A.M. e S.L.M. però non riconoscono come legittima la pretesa di questi ultimi di farsi accompagnare da altre persone attraverso i terreni di loro proprietà: la questione è stata oggetto di tensioni fin dal 2016, sfociando nell’ottobre di due anni dopo in un episodio che ha dato origine al processo per violenza privata e mancata esecuzione dolosa di un provvedimento giudiziario a carico di entrambi.
 
Sulla vicenda ha deposto, nell’inedita veste di testimone “telefonica”, anche l’avvocato che segue le cause civili dei vicini di A.M., Chiara Tomatis: “Ogni volta che i miei clienti cercano di esercitare il diritto di passaggio sorgono dei problemi, perciò mi avvisano prima. Quel giorno uno di loro mi chiamò per dire che A.M. li aveva fermati e rifiutava di aprire il cancello”. L’autore della telefonata era rimasto in contatto con il legale per tutto il tempo, dando modo all’avvocato di udire ciò che stava succedendo: “A.M. diceva che gli avrebbe sparato, che li avrebbe mandati all’ospedale. Sua moglie affermava che non li avrebbe lasciati passare. Il mio interlocutore si era avvicinato, allontanandosi dalle altre due persone, e a un certo punto l’ho sentito esclamare ‘cosa sta prendendo dalla macchina? È un taser’ e poi correre con voce affannata”.
 
La testimonianza resa dall’avvocato collima con quella dei due vicini, costituitisi parti civili nel processo con l’assistenza dell’avvocato Vittorio Sommacal. Rispondendo alle sue domande, l’imputato ha però negato di possedere un taser o di aver mai minacciato i suoi vicini: “È stata un’aggressione e una violazione della mia proprietà. Non ho mai impedito ai proprietari di passare, ho solo detto che avrei lasciato entrare nei miei terreni soltanto chi aveva diritto a farlo e non le persone che non conoscevo”. L’uomo ha aggiunto di essere stato più volte ingiuriato e minacciato dai vicini per aver chiesto loro da chi fossero accompagnati. La circostanza è stata confermata dalla ex moglie, chiamata a rispondere di concorso in violenza privata: “Io ho detto a uno dei nostri vicini che sarebbe potuto passare da solo, ma che suo figlio non aveva diritto a farlo. Nel frattempo l’altro vicino è entrato insieme al mio ex marito, poco dopo l’ho visto tornare di corsa”.
 
In un video, mostrato in aula, si vede in effetti l’uomo allontanarsi a passo spedito e A.M. seguirlo poco dopo. Una circostanza che secondo il pubblico ministero Raffaele Delpui basta a provare che la minaccia si sia concretizzata. A carico di A.M. il rappresentante dell’accusa ha chiesto perciò dieci mesi di reclusione, menzionando anche un precedente procedimento a suo carico (conclusosi con un patteggiamento) per aver sparato a una telecamera installata dal vicino. Per la coimputata S.L.M. la richiesta di pena è stata fissata in sette mesi.
 
Per la difesa di A.M. e S.L.M. l’avvocato Mario Conti ha parlato invece di “una provocazione e un tentativo di precostituirsi le prove” da parte degli autori della denuncia, come dimostrerebbe la telefonata all’avvocato. Il legale ha ricordato inoltre che la perquisizione finalizzata a ritrovare il taser diede esito negativo e ha chiesto l’assoluzione per entrambi gli imputati.
 
Il giudice Emanuela Dufour ha infine condannato A.M. alla pena di otto mesi e S.L.M. a cinque mesi per la violenza privata, riconoscendo i danni alle parti civili e assolvendo entrambi dall’altro capo d’imputazione.

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