MONDOVÌ - Mondovì, minacce al figlio dell’ex compagna: condannato un nordafricano

L’uomo è stato invece assolto dall’accusa di aver percosso il fratello minore del ragazzo. Escluso anche lo stalking

a.c. 02/07/2019 17:08


Spesso le ferite di una relazione che finisce lasciano le peggiori cicatrici addosso a chi ha meno colpe, cioè ai figli, naturali o ‘adottivi’ che siano. Il caso di B.Z., immigrato nordafricano residente a Mondovì, e della sua ex compagna italiana A.B. rientra poi in quel genere di relazioni travagliate capaci di prolungarsi “anche in presenza di situazioni rilevanti dal punto di vista penale”, come riconosciuto dalla pubblica accusa.

Litigi, spintoni, oggetti rotti e ingiurie erano all’ordine del giorno, eppure la donna ha continuato fino all’ultimo a sperare di salvare il suo rapporto con l’uomo da cui aveva avuto una bambina. Ad animarla anche la paura di trovarsi di nuovo sola, come accaduto dopo una precedente relazione che le aveva lasciato due figli.

Dopo una prima querela ritirata nel 2017, a spingere A.B. ad abbandonare le sue ultime illusioni erano stati due episodi avvenuti a settembre e ottobre dello scorso anno. In un’occasione il padre di sua figlia sarebbe rientrato in casa con la forza dopo una lite furiosa, conclusa prendendo a calci il lettino della bimba, nell’altra sarebbe arrivato a minacciare davanti ai Carabinieri il figlio più grande della donna. Oltre a tutto questo, la Procura di Cuneo gli contestava anche lo stalking e una presunta aggressione all’altro ‘figliastro’ di dieci anni. In conseguenza delle vessazioni, dei pedinamenti e delle minacce subite, la donna avrebbe iniziato a uscire di casa sempre più di rado e sarebbe finita in cura per depressione.

La difesa, dal canto suo, ha smentito in toto l’impianto accusatorio, a partire dalla contestata violazione di domicilio: in quell’occasione l’imputato, dopo aver dormito assieme alla compagna la sera precedente, sarebbe rientrato solo per recuperare il suo cellulare, abbandonando l’abitazione subito dopo.

Quanto alla presunta aggressione del figlio minore di A.B., cui nessuno dei congiunti aveva assistito, sarebbe smentita dalla circostanza che lo stesso bambino aveva continuato a manifestare affetto nei confronti dell’uomo, al contrario dell’altro figlio che affermava di “essersi fatto andar bene” la relazione tra la madre e il nordafricano nonostante la scarsa simpatia verso quest’ultimo. L’ipotesi dello stalking, secondo la difesa di B.Z., sarebbe invece insostenibile malgrado la quantità di telefonate e messaggi inviati da lui, in considerazione del fatto che la ex convivente avrebbe cercato a sua volta di rimettersi in contatto più volte, non solo per discutere riguardo alle esigenze della bambina.

Il tribunale ha accolto in buona misura le argomentazioni dell’imputato, per il quale erano stati chiesti un anno e sette mesi di reclusione. Prosciolto dalle accuse di violazione di domicilio continuata, percosse aggravate e stalking, B.Z. è stato condannato solo per le minacce rivolte al figlio maggiore della ex compagna, con una pena di tre mesi.

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