Tutta colpa di una spia, accesasi sul cruscotto dell’auto per segnalare un possibile guasto meccanico. Un problema di poco conto, in teoria. Tant’è che il guidatore confidava di riavere la sua macchina in poco tempo, quando nell’agosto del 2023 si era rivolto a un’officina specializzata in riparazioni, a Prato Nevoso. “Te la riparo in due giorni” avrebbe detto il titolare, G.S., a più riprese. Solo che i giorni sono diventati settimane e poi mesi. Finché il cliente, esasperato dai continui rinvii, si è rivolto a un avvocato per inviare una diffida scritta, in cui si intimava la restituzione della vettura entro dieci giorni: a quel punto si era arrivati a dicembre e neanche la lettera avrebbe sortito effetti. Prima che l’ultima parola passasse al giudice c’era stato, nel frattempo, un intervento dei carabinieri di Villanova Mondovì e perfino del carro attrezzi, che però non aveva trovato traccia del veicolo incriminato: “Il meccanico è stato visto da un testimone, all’ora di pranzo, spostare a mano l’autovettura” ha osservato l’avvocato Ugo Massimilla, chiamato a tutelare gli interessi del cliente in giudizio. Per il pubblico ministero Alessandro Bombardiere, però, mancava l’elemento soggettivo che avrebbe potuto far ipotizzare la volontà di commettere un reato. Lo stesso maresciallo dei carabinieri che si era recato in officina per intimare la restituzione - ricevendo a sua volta rassicurazioni sull’imminente risoluzione del problema, a giorni - aveva notato l’auto smontata e in riparazione. “È un comportamento talmente stupido che non può esserci malafede, è qualcosa di incomprensibile” ha concluso l’avvocato del tecnico sotto accusa, Stefano Morel. L’auto, in ogni caso, “alla fin fine” era stata restituita e rottamata. Circostanza che ha forse pesato sulle considerazioni del giudice Giulia Elena Mondino, la quale ha pronunciato sentenza di assoluzione perché il fatto non costituisce reato.