POLONGHERA - Botte, insulti e cani aizzati contro i vicini: condannati per ‘stalking condominiale’

Succede a Polonghera, dove una 70enne e i due figli sono stati allontanati da casa per le continue molestie

a.c. 31/10/2019 13:58

Tra continui insulti, minacce, l’abbaiare di undici cani e le urla notturne la vita in quel vicinato di Polonghera, nel Saluzzese, era diventata un autentico inferno.
 
Colpa di una lite tra due famiglie, estesasi però a macchia d’olio tanto da sollecitare l’intervento del vigile urbano, del sindaco, dei Carabinieri e infine del gup Alberto Boetti, che nel luglio dell’anno scorso aveva disposto l’allontanamento coatto a carico di una donna di 69 anni, M.R., del figlio S. D’A. e della figlia E. D’A., tutti e tre imputati di stalking e resistenza a pubblico ufficiale. Al solo S. D’A. si contestava anche il reato di lesioni personali, perché in un’occasione avrebbe picchiato il figlio dei vicini con il collare metallico di uno dei cani, provocandogli ferite alla testa.
 
“Perfino di notte si sentivano urla e offese all’indirizzo dei vicini” ha raccontato in aula una residente della zona, aggiungendo di essere finita a sua volta nel ‘mirino’: “Un giorno mi si è parata davanti la signora M.R. con tre cani di grossa taglia. Minacciava di farmi sbranare e impugnava un bastone, mentre i figli ridevano. Alla fine ero dovuta scappare attraverso gli orti, scavalcando cancelletti e cespugli”.
 
“Insultavano tutto il vicinato, composto perlopiù da persone anziane” ha confermato un altro testimone, che in veste di veterinario aveva accompagnato un collega dell’Asl e il vigile del paese per verificare le condizioni dei cani di M.R. e dei suoi figli: anche in questo caso sarebbero volati improperi e minacce. Il peggio del repertorio, però, sarebbe stato riservato al nucleo familiare, composto da padre, madre e un figlio, che occupava l’abitazione più vicina a quella di M.R. e dei figli. Sono stati loro a denunciarli, insieme a un torinese proprietario di una seconda casa in paese, dopo mesi di tensioni.
 
Davanti al giudice si è parlato di molestie continue, con auto parcheggiate in modo da ostruire il passaggio a chiunque e cani legati alla cancellata e lasciati ad abbaiare per ore. Più una vera e propria aggressione fisica ai danni del figlio della coppia. A un certo punto l’intera famiglia aveva deciso di lasciare l’abitazione per trasferirsi a Carmagnola, in casa dell’altro figlio: “Ogni volta che andavo a trovare i miei genitori  e mio fratello - ha detto quest’ultimo - queste persone, che si trovavano nell’abitazione a fianco, proferivano insulti sanguinosi contro mia madre e la mia famiglia, in modo del tutto gratuito”.
 
All’origine di tanto astio ci sarebbero le lamentele per l’abbaiare dei cani, stando a quanto dichiarato anche dall’imputata M.R.: “Ci siamo trasferiti a dicembre 2016. Dopo qualche mese ho iniziato a infastidirmi per l’atteggiamento della vicina, che si lamentava perché tossivo la notte o perché i cani abbaiavano”. La donna ha denunciato un accanimento costante nei suoi confronti, con pettegolezzi e maldicenze, e l'incuranza verso i suoi problemi di salute. Ma ha negato di aver proferito minacce, derubricando il tutto a scambi di offese reciproche. L’arresto del figlio avrebbe causato inoltre la perdita del suo posto di lavoro, e il successivo allontanamento da Polonghera disposto dal giudice ha infine costretto entrambi a cercare una sistemazione provvisoria in un ostello, nel comune ligure di Borzonasca, dove vivono tuttora insieme all’altra figlia disoccupata.
 
Di “un’escalation nei comportamenti e nella gravità dei fatti, esposta anche al sindaco nella speranza di un intervento” ha parlato nella sua requisitoria il pubblico ministero Anna Maria Clemente, chiedendo 2 anni e 9 mesi di pena per M.R. e la figlia E. D’A. e 3 anni per l’altro figlio S. D’A., senza attenuanti generiche. “Le persone offese erano prigioniere in casa, spesso impossibilitate a uscire perché gli imputati glielo impedivano fisicamente” ha sostenuto l’avvocato di parte civile Stefania Martino, avvalorando l’ipotesi di ‘stalking condominiale’ contestata dalla Procura. Un’imputazione che il difensore degli imputati, Matteo Cereghino, ha invece ritenuto insussistente: “Il reato di stalking nasce per tutelare le vittime di persecuzioni da parte di ex fidanzati o mariti. Qui invece lo si richiama nell’ambito di una lite tra famiglie che sono entrambe prive di pendenze con la giustizia”. Gli imputati, ha concluso l’avvocato, “sono stati dipinti come i ‘mostri di Polonghera’, ma le testimonianze chiariscono che più che minacciosi erano molesti”.
 
Al termine del procedimento, il giudice Sandro Cavallo ha condannato a un anno e due mesi M.R. e E. D’A. per stalking e resistenza a pubblico ufficiale. Il solo S. D’A., assolto per resistenza, è stato invece condannato a due anni e quattro mesi per stalking e lesioni personali. A ciascuna delle parti civili andranno 6mila euro di risarcimento, aumentati a 10mila per la vittima dell’aggressione. Il giudice ha confermato inoltre l’allontanamento dall’abitazione di Polonghera fino al 2021.

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