SALUZZO - Cinque bimbi nel container, tra povertà e degrado. Il pm chiede la condanna dei genitori

La vicenda riguarda una coppia italiana residente nel Saluzzese, ora allontanata dai figli. Nei confronti del padre si ipotizzano anche maltrattamenti

a.c. 15/03/2023 13:00

Arriverà il prossimo 17 maggio la sentenza nei confronti di una coppia del Saluzzese che nel 2019 si era vista togliere la custodia dei cinque figli minorenni. Per le accuse di maltrattamenti e abbandono di minori il sostituto procuratore Marinella Pittaluga ha chiesto la condanna dei due, quarantenni di famiglie piemontesi. La pena proposta è di tre anni per il padre e un anno e sei mesi per la madre.
 
La vicenda prende avvio dal ricovero in ospedale di uno dei bambini, all’epoca di dieci anni, per una ferita al braccio. I sanitari del Regina Margherita di Torino, da dove era partita la segnalazione all’autorità giudiziaria, avevano riscontrato apparenti condizioni di disagio: “Il bambino - ha dichiarato una dottoressa - mi aveva colpita per la sua indole remissiva, camminava a testa bassa e aveva vestiti sporchi e maleodoranti. Lui stesso era in scadenti condizioni igieniche”. Oltre alla lacerazione al braccio, attribuita al lancio di una lama mentre giocava con il fratello gemello, il bimbo aveva una grossa lesione sulla coscia e incrostazioni di sangue rappreso tra i capelli: “In generale attribuiva le varie lesioni al fatto di essere stato picchiato dai fratelli. Disse che stava bene solo con le sue caprette”.
 
In realtà il suo rapporto con la famiglia appariva buono, pur caratterizzato da una curiosa inversione dei ruoli tra lui e i genitori: “Manifestava sensi di colpa perché rimanendo in ospedale a Torino i genitori avrebbero dovuto affrontare maggiori spese per venirlo a trovare. Inoltre diceva cose come ‘adesso chi cucinerà al posto mio?’, dal che è sembrato di capire che fosse lui a provvedere ai pasti in casa”. La stessa impressione l’aveva maturata la psicologa dopo averlo visitato: “Sembrava un bambino un po’ ‘vecchietto’, provato dalle difficoltà e dalla trascuratezza emozionale del suo ambiente. Si esprimeva in dialetto piemontese e raccontava che andava a fare la legna e a volte si faceva male, che cucinava, ma non aveva rimostranze rispetto a questo: anzi lo diceva con orgoglio”.
 
Il nucleo familiare, da tempo seguito dai servizi sociali, viveva all’interno di un container senz’acqua corrente, dopo che un incendio aveva distrutto la loro cascina. Tutte le soluzioni abitative proposte sarebbero state rifiutate dai due, perché non c’era spazio sufficiente per le pecore e le mucche che allevavano. Le testimonianze degli assistenti sociali hanno rafforzato l’impressione di forte degrado e povertà educativa nell’ambiente familiare: “I bambini - ha raccontato una di loro - non hanno mai riferito di essere picchiati, certo c’erano grossi problemi di incuria”. Entrambi i genitori - in particolare il padre - vengono a loro volta da storie familiari difficili, caratterizzate da etilismo, violenza e allontanamenti.
 
Nei confronti del padre si ipotizzano maltrattamenti, in merito ai quali ha riferito la nonna materna dei bambini: “Un giorno avevano tutti segni neri ai polsi, mia figlia disse che giocavano a guardie e ladri legandosi tra loro. Uno dei miei nipoti, da me rimproverato, mi aveva detto piangendo che era stato suo padre a legarlo così. Un altro raccontava di essersi addormentato con i polsi legati e di non essere più riuscito ad alzarsi”. La donna, che ha interrotto da tempo i rapporti con la figlia e il genero, sostiene di non aver mai visto i due usare violenza fisica ai bambini, ma a suo giudizio la casa nel container “non era tenuta in condizioni adatte per i bambini”: “Forse ho sbagliato a non denunciarli. Mi sono fidata degli assistenti sociali che mi dicevano di star tranquilla, perché avrebbero pensato a tutto”.

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