CASALGRASSO - Consegne di droga “a domicilio”, a processo un giovane di Casalgrasso

Dopo l’arresto per spaccio era stato sottoposto a obbligo di dimora. Ciononostante avrebbe continuato a vendere hashish e marijuana: perfino via posta in Trentino

a.c. 19/05/2021 18:50

 
Nelle chat di Telegram si utilizzava un gergo studiato apposta per evitare riferimenti diretti alla droga: la marijuana era “la zia”, l’hashish “lo zio”. Secondo gli inquirenti, però, le immagini allegate e il tenore delle conversazioni avrebbero lasciato ben pochi dubbi circa la reale natura di quegli scambi.
 
Dopo la perquisizione a suo carico e il sequestro di cellulare, tablet e pc un giovane italiano residente a Casalgrasso, M.V., si è ritrovato a processo per spaccio. Il soggetto, già noto alle forze dell’ordine, era stato arrestato il 28 ottobre dello scorso anno dai carabinieri di Nichelino (To) per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Sottoposto all’obbligo di dimora presso la sua abitazione, avrebbe continuato a spacciare violando in più occasioni la misura cautelare emessa nei suoi confronti e poi aggravata nell’arresto domiciliare.
 
A riferire in merito di fronte ai giudici collegiali di Cuneo ha provveduto il maresciallo maggiore Marcello Patti, comandante della stazione carabinieri di Murello. M.V., scarcerato dopo due giorni di arresto, avrebbe dovuto presentarsi in caserma per essere sottoposto alla misura cautelare ma non se n’era curato. In due occasioni nell’arco dei successivi quindici giorni i militari dell’Arma lo avevano trovato lontano dalla sua abitazione: dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza era emerso che almeno una volta si era allontanato dal comune in macchina. A seguito di queste assenze non giustificate era stata disposta una perquisizione a suo carico nei primi giorni di dicembre: in casa erano stati rinvenuti quattro macinatori di sostanze stupefacenti oltre a una quindicina di vasi collocati nel sottotetto, insieme a fertilizzanti e lampade per l’illuminazione, con steli e rimasugli di piante di marijuana.
 
La scoperta più interessante, tuttavia, riguardava il contenuto delle chat telefoniche. In almeno sei chat gli inquirenti avevano riscontrato accordi diretti tra M.V. e i presunti acquirenti per la cessione di hashish e marijuana: “Ricorrevano nelle conversazioni - ha ricordato il comandante Patti - frasi come ‘guarda questa zia che cime grosse ha’. Da una chat risulta che M.V. sia andato personalmente a consegnare la droga a Carmagnola quando peraltro era già sottoposto a misura cautelare, in un’altra occasione è andato a Villastellone”. Prezzi e quantità in grammi venivano specificati, anche per ingenti volumi: in un caso si fa riferimento a un’offerta di un chilogrammo di “roba” al prezzo di 12mila euro. L’indagato, ha aggiunto il militare, “si era dimostrato disponibile anche ad acquistare un’arma, ma non si è poi accordato”.
 
Una decina gli interlocutori identificati come consumatori abituali di stupefacenti. Talvolta come si è detto sarebbe stato M.V. a effettuare consegne “a domicilio”, mentre altre volte accadeva il contrario. Singolare l’episodio scaturito a seguito di una segnalazione dei carabinieri di Pergine Valsugana, in provincia di Trento, che avevano chiesto ai colleghi di Murello accertamenti sul conto di M.V. in seguito alla scoperta di un pacco contenente stupefacenti da lui inviato a un giovane del posto. Nelle chat, l’imputato aveva scritto al presunto destinatario “chissà dove è finito il pacco”, vedendosi rassicurare da quest’ultimo: “Non ti preoccupare, se era finito male di sicuro erano già venuti da me”.
 
Il processo è stato rinviato al 26 maggio per il completamento dell’istruttoria e l’esame dell’imputato.

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