MARTINIANA PO - Due idraulici a giudizio per lo scoppio di Martiniana Po, morì un disabile 57enne

La fuga di gas aveva portato al crollo parziale di uno stabile e alla morte di Fabrizio Aimo Boot, ustionato nell’incendio in cui furono ferite altre tre persone

Redazione 12/05/2026 15:10

Sono due gli indagati rinviati a giudizio per la tragica esplosione a Martiniana Po, dove il 12 febbraio dello scorso anno morì il 57enne Fabrizio Aimo Boot. L’uomo, disabile motorio, morì a causa delle ustioni riportate dopo l’incendio e il crollo parziale della palazzina in cui abitava nel centro della bassa valle Po. Nel disastro erano state ferite anche tre inquiline, soccorse da alcuni giovani africani che vivevano nelle vicinanze. Altre sette persone, compresi i primi soccorritori, avevano riportato lievi lesioni e intossicazioni da fumo. Per la tragedia, provocata da una fuga di gas, erano state indagate in un primo tempo sei persone. Le ipotesi di reato contestate, a vario titolo, sono omicidio, incendio, disastro colposo e lesioni. All’esito delle indagini preliminari il procuratore aggiunto Ciro Santoriello ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio dei due idraulici N.I. e K.I., albanesi residenti a Torino, difesi dall’avvocato Fabiana Francini, che installarono la caldaia a condensazione intervenendo sulla tubazione di adduzione del gpl. Escono invece dalla vicenda giudiziaria la rappresentante legale della società Sorim sas di Rifreddo, proprietaria dell’immobile (difesa dall’avvocato Luca Martino), il presidente e l’amministratore delegato della Aipe srl che rifornì il serbatoio interrato del gpl (difesi dall’avvocato Clitia Favre) e il tecnico che effettuò le derivazioni verso la cucina al primo piano (difeso dall’avvocato Ferruccio Calamari). A quest’ultimo, in particolare, era stato imputato in un primo tempo l’utilizzo di un tubo non conforme. Ipotesi che i successivi accertamenti hanno invece escluso.