Non era una solo “un modo di prendere le persone per accompagnarle correttamente”, quella presa presa per i pollici che una ex oss del “Tapparelli d’Azeglio” di Saluzzo ha descritto in questi termini in tribunale. Non secondo il giudice Marco Toscano che l’ha riconosciuta colpevole di maltrattamenti ai danni di quattro anziani della Rsa a lei affidati - due sono deceduti prima della sentenza. Anche la casa di riposo si è costituita in giudizio contro la ex dipendente, in servizio dal 2016 fino all’estate del 2024. Lo scandalo era scoppiato in pieno periodo Covid, dopo la denuncia di una collega che aveva prestato in servizio nella struttura per una decina di giorni appena, a novembre del 2021. All’inizio si parlava anche “un clima di tensione tale per cui gli ospiti cadevano perché agitati o perché mancava vigilanza”, secondo le parole usate dal comandante della stazione carabinieri Fabrizio Giordano. Tuttavia, gli stessi accertamenti dell’Arma avevano rilevato l’assenza di diagnosi che potessero collegarsi, per la natura delle lesioni, ai fatti denunciati. Anche le telecamere, installate nelle aree comuni e presto individuate dal personale, non avevano fornito riscontri. Qualcosa però c’era, secondo il sostituto procuratore Francesco Lucadello: quella presa ai pollici che M.G., la oss incriminata, insegnava alle colleghe più giovani come “un segreto del mestiere”: “Quando una persona non era collaborativa, girare i pollici all’indietro poteva servire per farle fare ‘quello che vogliamo noi’”. L’accusata, una “veterana” del nucleo dedicato agli anziani con Alzheimer e demenza senile, ha sempre negato di aver effettuato una vera torsione. Tuttavia tra le altre oss c’è chi ha parlato di questo e dei suoi “modi bruschi” verso gli ospiti: urla, frasi sgarbate, anche insulti in particolare nei confronti di un’anziana. “Era una costante” sostiene una delle operatrici. Una collega, in particolare, ricorda di aver visto schiacciare le braccia a un’ospite fino a farle male, tanto che era stato necessario chiamare un’infermiera del reparto. L’imputata ha ricostruito in altri termini l’accaduto: l’anziana sanguinava già prima, perché si era sfregata le braccia durante la notte. “Una condotta subdola, posta in essere nei confronti di persone che non potevano raccontare ai parenti quello che gli veniva fatto” l’ha definita l’avvocato Monica Anfossi, che rappresentava le famiglie degli anziani. “Con i pazienti di Alzheimer bisogna essere molto tranquilli nel gestire la situazione, purtroppo in quel periodo non lo eravamo” ha ammesso una delle oss, rievocando le difficoltà di quel periodo: le visite erano sospese, la responsabile del reparto e sei operatrici sociosanitarie erano state allontanate perché non vaccinate. Circostanze che il difensore della donna, l’avvocato Andrea Carpinelli, ha valorizzato parlando di fatti “ingigantiti da radio Tapparelli”: “Ci sono situazioni in cui l’anziano è pericoloso per sé stesso e per altri e bisogna intervenire, casi in cui la persona è seminuda e sporca e non può essere lasciata libera di girare per il reparto”. A ciascuna delle parti civili costituite il giudice ha assegnato un risarcimento di 10mila euro, prevedendo in un caso anche il versamento di una provvisionale.