SALUZZO - Il cellulare nella cella del boss, lui si scusa in aula: “Avevo paura del Covid”

Ciro Granillo, esponente di spicco del clan camorristico Grimaldi, era detenuto a Saluzzo all’epoca. Il giudice lo ha condannato a un anno e quattro mesi

in foto: Ciro Granillo, esponente di spicco del clan Grimaldi

Andrea Cascioli 13/04/2026 19:05

Ha chiesto di parlare in videoconferenza, dal carcere di Benevento dove è ora detenuto, per scusarsi di aver utilizzato un telefonino in cella mentre era detenuto al “Rodolfo Morandi” di Saluzzo. “Era un periodo in cui il Covid uccideva centinaia di persone al giorno, ero preoccupato per la mia famiglia” ha raccontato al giudice Emanuela Dufour Ciro Granillo, 35enne esponente di primo piano del clan camorristico Grimaldi. Non gli è bastato, comunque, a evitare la condanna a un anno e quattro mesi, pur inferiore ai cinque anni richiesti dall’accusa. Granillo era sottoposto al regime di isolamento nel reparto alta sicurezza della casa di reclusione saluzzese: era il marzo 2022. Da un’ispezione della Polizia Penitenziaria il rinvenimento in cella del telefonino, col quale il detenuto aveva effettuato nel frattempo una trentina di chiamate. Tutte dirette a utenze riconducibili alla sua sfera di parentela, ha confermato il pm Alessandro Bombardiere. Le telefonate, tuttavia, erano già state autorizzate dall’autorità carceraria, salvo gli obblighi di sorveglianza: per questo, ma anche per la recidiva reiterata e per il sospetto che l’accusato puntasse alla prescrizione, la Procura ha chiesto una condanna elevata. Pena ritenuta eccessiva dall’avvocato Maria Luisa Chiapello che ha invocato invece la concessione delle attenuanti generiche: “In otto anni di carcere non ho mai avuto rapporti disciplinari” ha ricordato Granillo. Il suo ultimo arresto risale al 2024, dopo una latitanza durata tre mesi. L’anno prima, trovato in auto con una pistola, il figlio naturale del boss Ciro Grimaldi detto “Settirò” era finito in manette per porto di armi clandestine e ricettazione. A suo carico una condanna a tre anni di carcere. Granillo è ritenuto ai vertici del clan che domina il quartiere di Soccavo, nella periferia ovest di Napoli.