Troppi lavori nel cortile condominiale, almeno secondo uno dei suoi vicini. Dalla denuncia per i reati di molestia alle persone e minaccia si è arrivati alla condanna per un albanese residente a Brossasco, F.P., del quale un vicino lamentava l’eccessivo “attivismo” nell’ambito dei lavori artigianali. In cortile, sosteneva, aveva addirittura allestito una sorta di officina. Una coppia di residenti della zona, marito e moglie, ha confermato in tribunale di aver sentito l’accusato lavorare con il martello e con attrezzi come flessibile, saldatrice e compressore. “Succedeva al mattino presto e qualche volta alla sera” ricorda la signora, che aggiunge: “Non me ne sono mai lamentata con lui, ne avevo parlato con mio marito e i vicini di casa”. Nessuno aveva assistito alle liti tra i due che pure erano state connotate da una certa veemenza, a detta della persona offesa. Nel corso del 2022 si erano verificati gli episodi più gravi riferiti dal querelante: in un caso, il vicino gli avrebbe addirittura sputato in faccia mentre lui si stava recando al centro anziani. Si menzionano anche gesti di minaccia e uno sfioramento in auto ritenuto intimidatorio. “Questi fatti andavano avanti già da prima che lui, esasperato, sporgesse denuncia” osserva l’avvocato Stefania Martino, patrona della parte civile: della vicenda sarebbero state interessate le forze dell’ordine e il sindaco. “Non c’era nemmeno l’accortezza di fare rumore solo in alcune fasce orarie” ha sottolineato ancora la legale dell’uomo, a proposito del disturbo. Il pm Raffaele Delpui aveva chiesto la condanna in ragione del fatto che la minaccia aveva “idoneità intimidatoria” nei confronti di un uomo “già anziano, ritrovatosi da solo in un contesto di montagna a fronteggiare il vicino di una ventina d’anni più giovane”. Per l’avvocato Enrico Gallo, difensore dell’imputato, nulla sorregge le accuse “tranne la parola di un vicino arrabbiato”. “Non è provato che avesse allestito un’officina” ha affermato il difensore: “Se avesse esercitato una professione artigianale con tale frequenza l’autorità comunale non avrebbe permesso questa attività, a maggior ragione essendo il vicino andato sia dal sindaco che dai vigili, per quanto da lui stesso riferito”. In merito alle presunte minacce, il legale si era detto incredulo per via dell’assenza di testimoni terzi. Previa derubricazione del reato di molestia in quello di disturbo del riposo, il giudice Elisabetta Meinardi ha condannato l’imputato per entrambi i capi a tre mesi e venti di giorni di reclusione con il beneficio della sospensione della pena. Il risarcimento del danno alla parte civile è stato liquidato in duemila euro.