Nessun concorso di colpa nella morte di Samanta Pascuzzi. Per lo schianto sulla strada tra Bagnolo e Montoso, nell’estate di cinque anni fa, la giustizia aveva già individuato un responsabile: P.D., 22enne all’epoca, che ha patteggiato una condanna e subito la revoca della patente. Era il fidanzato della giovane torinese e quel 18 luglio guidava la Golf di lei. Insieme a una comitiva di amici, arrivati dal capoluogo, la coppia andava a festeggiare un compleanno a Montoso. Sul rettilineo di via Cave, appena passata una curva, la Golf superò a grande velocità due auto. La più lontana, una Citroen, stava però svoltando a sinistra su uno spiazzo: il guidatore, G.P., si era reso conto di aver sbagliato strada. La Procura contestava l’omicidio colposo al conducente dell’altra auto, sulla base del fatto - rimarcato dal pm nella requisitoria - che “la manovra di attraversamento è stata effettuata in un punto in cui la linea era ancora continua”. Di qui la conclusione che se la Citroen avesse aspettato a girare “l’evento non si sarebbe verificato, proprio in ragione della velocità sostenuta della Golf”. Quand’anche la freccia fosse stata attivata da chi svoltava, circostanza di cui si è a lungo dibattuto in istruttoria, il segnale “non avrebbe potuto in nessun caso essere percepito”. Nessun dubbio comunque circa le responsabilità preminenti del fidanzato di Samanta, da parte dell’accusa: la Golf viaggiava a 114 chilometri orari e il 22enne guidava sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. “Questa è una tragedia e ne siamo consapevoli, ma il colpevole è già stato condannato” ha osservato l’avvocato Dario Ghione, legale del proprietario della Citroen. Se l’auto che usciva dalla curva avesse viaggiato entro i limiti di velocità, ha ribadito il difensore dopo le repliche del pm, chi stava davanti avrebbe potuto accorgersi del suo arrivo. Il giudice Elisabetta Meinardi ha assolto l’automobilista accusato perché il fatto non costituisce reato.