Due residenti del comune di Frassino, in valle Varaita, sono a processo a seguito di una violenta lite scoppiata nell’agosto 2023, davanti al campeggio gestito da uno dei due imputati. Nei confronti dell’uomo, D.G., pendono le accuse di tentato omicidio e possesso di arma impropria, mentre il coimputato N.I. deve rispondere di lesioni personali, minaccia e violazione di domicilio. I carabinieri, chiamati dal titolare del campeggio, avevano raggiunto il luogo del diverbio poco dopo la mezzanotte: “D.G. aveva una roncola in mano, escoriazioni sul viso e la maglietta strappata. - ricorda il carabiniere scelto Giuseppe Zampella - N.I. aveva anche lui lacerazioni sul naso e sul ginocchio e un taglio a livello del costato. Si stavano insultando”. Il soggetto armato aveva subito consegnato la roncola ai militari. L’altro, a detta del carabiniere intervenuto, appariva in stato di ebbrezza. Dopo l’intervento dei sanitari del 118, entrambi avevano concluso la serata al pronto soccorso dell’ospedale di Savigliano. La scelta di contestare il reato più grave di tentato omicidio, punibile con un minimo di dodici anni di reclusione, è stata assunta dalla Procura all’esito dell’esame medico. Secondo la dottoressa Clara Bioletti, la ferita inferta da D.G., con una lama di diciassette centimetri, avrebbe potuto concretizzare un pericolo di vita. L’imputato, presente in aula, ha fornito la sua versione dei fatti invocando la legittima difesa. Lo scontro si sarebbe acceso sulla piazza del paese, a seguito di un diverbio sull’imprudenza di N.I. alla guida: il giovane, all’epoca 26enne, avrebbe attraversato la strada a grande velocità su una Panda. “Non sapevo chi fosse alla guida del veicolo, né che quella fosse la sua macchina” ha precisato l’altro protagonista della vicenda, che conduceva un quad elettrico: “Con lui non avevo mai avuto alcunché da dire. Ho aperto il finestrino e gli ha chiesto se avesse visto ‘un disgraziato con la Panda bianca scendere giù dal parcheggio’. Lui ha risposto ‘ero io, scendi’. Poi ha fatto un balzo e mi ha rifilato un pugno, a quel punto ho deciso di andarmene”. Sulla via di fuga, afferma l’imputato, la scelta era obbligata: “L’unica strada asfaltata percorribile è quella che va al mio campeggio”. Una volta arrivato là, però, l’uomo avrebbe avuto appena il tempo di oltrepassare la cancellata, prima di essere raggiunto e aggredito una seconda volta: “Lui è molto più alto e più grosso di me, oltre che più giovane. Ho preso la prima cosa che potesse garantirmi una deterrenza”. L’accusato nega comunque di aver colpito intenzionalmente con la roncola il presunto aggressore: “La ferita dev’essersela procurata perché, preso dall’agone, si è lanciato contro di me colpendo il dorso della lama”. A testimonianza della propria buona fede, l’uomo menziona il fatto di aver avvisato i carabinieri appena ne aveva avuto l’occasione, dopo essere stato colpito a calci e pugni. Il prossimo 29 aprile è in programma l’ultima udienza del processo.