Avrebbe compiuto trent’anni lo scorso 8 marzo, Samanta Pascuzzi, la ragazza che morì in un tremendo incidente sulla strada tra Bagnolo e Montoso. Era la mattina del 18 luglio 2021. La Golf su cui viaggiava come passeggera era guidata dal fidanzato P.D., torinese come lei, all’epoca 22enne, che ha in seguito patteggiato una pena e subito la revoca della patente. A processo per omicidio colposo, però, è finito anche un altro automobilista, G.P., il proprietario della Citroen che l’auto dei fidanzati travolse in fase di sorpasso. Quel giorno sul rettilineo di via Cave si incrociarono due comitive: quella dei torinesi, con cinque o sei auto, veniva a festeggiare un compleanno a Montoso. L’altra, formata da due coppie di amici cuneesi, sarebbe dovuta andare al monastero di Pra ‘d Mill. La Citroen però aveva sbagliato strada e quella deviazione segnò il destino di Samanta: “Al posto di girare a sinistra siamo andati dritti. Quando ci siamo accorti che non era la strada giusta, abbiamo fatto la manovra per tornare indietro” racconta uno dei passeggeri. È per quella svolta a sinistra che oggi il sostituto procuratore Attilio Offman chiede una condanna a un anno e quattro mesi: a supportare le richieste la relazione del consulente della Procura, l’ingegner Roberto Storace. “Dimostra in maniera difficilmente confutabile - afferma il pm - che la manovra di attraversamento è stata effettuata in un punto in cui la linea era ancora continua”. Se il guidatore della Citroen avesse aspettato qualche metro, aggiunge, “l’evento non si sarebbe verificato, proprio in ragione della velocità sostenuta della Golf”. Sul fidanzato della ragazza ricade la responsabilità principale dell’incidente, premette il rappresentante dell’accusa, evidenziando però un concorso di colpa dell’altro automobilista. In istruttoria i testimoni hanno fornito pareri discordanti circa l’inserimento della freccia: i ragazzi arrivati da Torino dicono che la Citroen non ce l’avesse, i componenti della comitiva cuneese invece sì. Per il pm è comunque un falso problema: “Quand’anche l’indicatore di direzione fosse stato attivato, non avrebbe potuto in nessun caso essere percepito: questo spiega come mai altri testimoni abbiano dichiarato di non averlo visto. Ritengo non ci sia stata malafede da nessuna delle due parti, ma una impossibilità di percezione”. L’avvocato Dario Ghione respinge la tesi dell’accusa sulla base del fatto che chi guidava la Citroen non avrebbe avuto il tempo per accorgersi dell’arrivo di un’auto a 114 chilometri orari: tale era il dato rilevato sulla centralina della Golf. Il conducente della Citroen, afferma, “ha guardato nello specchietto quasi fermando l’auto e ha messo la freccia per avvisare il veicolo dei suoi amici, onde evitare di essere tamponato. Chi si aspettava di trovarsi un bolide a quella velocità?”. La difesa menziona le responsabilità, già acclarate, del 22enne: “È stato condannato non solo per omicidio colposo ma anche perché stava guidando l’auto sotto l’effetto di sostanze stupefacenti: lo dice il consulente del pm. Questa è una tragedia e ne siamo consapevoli, ma il colpevole è già stato condannato”. Il verdetto del giudice è atteso per l’8 maggio.