La conoscevano come Tania e la consideravano “un’amica”, dopo essere stati anche a dormire nella casa in cui lei conviveva con il compagno, a Diano d’Alba. All’anagrafe è Stanka Batashka, cittadina bulgara, classe 1988: il suo nome è rimbalzato sui giornali nel settembre 2023, quando i carabinieri l’hanno arrestata perché responsabile della tragica morte di Jie Hu, detto Davide. Il commerciante cinese, padre di tre figli, gestiva un negozio di articoli per la casa sulla statale 231, a Monticello d’Alba. La Batashka aveva appiccato il fuoco per poi arraffare la merce e scappare. Un copione già sperimentato pochi giorni prima a Canelli, nell’Astigiano, dove risultava ufficialmente domiciliata. A Monticello però c’era scappato il morto. L’ultimo atto di un’escalation criminale che in meno di due settimane aveva visto la 35enne rendersi responsabile anche di una rapina violenta in una cascina a Cossano Belbo e di cinque furti in case e negozi nell’Astigiano. I fatti per cui è tornata a processo, questa volta a Cuneo anziché ad Asti, risalgono all’11 settembre, otto giorni prima del rogo mortale. La vittima è una donna di Scarnafigi, drogata e derubata nella sua abitazione. I carabinieri, chiamati da due vicine di casa, l’avevano trovata a letto in uno stato di semi incoscienza: “Come se avesse assunto farmaci” ricorda il vicebrigadiere Innocenzo Gagliardi, intervenuto quel giorno. Solo dopo una flebo la signora aveva iniziato a riprendersi, sostenendo però di non sapere cosa fosse accaduto. Lo ha ricordato, un po’ a fatica, nell’aula di tribunale in cui la sua “amica” è ora a giudizio: le due si erano incontrate all’incirca un mese prima, in piscina a Savigliano. “Ero con mio marito, lei con il suo compagno” dice la vittima. Chiacchiere a bordo piscina, un aperitivo insieme, lo scambio di numeri di telefono e la promessa di rivedersi. Ne era nata un’amicizia: “Dopo circa una settimana mia moglie aveva deciso di invitarli a casa per una cena. - ricorda l’ex marito della persona offesa - In quell’occasione ha mostrato a Tania anche i gioielli e le sue scarpe. Avevano stretto una certa amicizia, si sentivano spesso al telefono”. Tant’è che quel mattino la signora, sentendosi poco bene e sospettando di aver contratto il Covid, aveva chiesto a Tania di prenderle un tampone in farmacia. L’amica le aveva detto che le avrebbe preparato delle vitamine e le aveva consigliato di fare una doccia calda dopo aver bevuto. La padrona di casa aveva seguito le istruzioni e poi si era messa a letto: “Da lì non ho più sentito nulla”. Un piano preordinato, se è vero, come conferma il medico di famiglia, che alla signora non erano state prescritte benzodiazepine. C’è anche un vicino che racconta di aver visto allontanarsi una donna corrispondente alla descrizione della Batashka, quella mattina, con un sacco in mano. La refurtiva era poi stata recuperata dai carabinieri nella casa dell’imputata a Diano d’Alba: borse e oggetti di bigiotteria, stipati in un armadio, erano stati riconosciuti dalla vittima. La piromane killer è oggi in carcere a Torino, dove sconta una condanna a otto anni di reclusione per i numerosi gravi reati di cui è stata riconosciuta responsabile. “Non ha risarcito nessuno” ricorda l’avvocato della famiglia Hu. Il processo per la rapina è aggiornato al prossimo 16 giugno.