SALUZZO - Quattrocentomila euro di finanziamenti per aiutare l’“amico”: “Non riusciva a dire di no”

Un torinese è a processo per circonvenzione d’incapace. Secondo l’accusa avrebbe approfittato delle difficoltà di un uomo affetto da patologia psichiatrica

Andrea Cascioli 08/04/2026 15:45

Ammonta a 67mila euro la somma che un cinquantenne torinese, S.P., ha incassato nell’arco di alcuni anni da un uomo residente nel Saluzzese. A ciò si aggiungono i 437mila euro di finanziamenti richiesti dalla stessa persona, di cui 382mila vennero prelevati in contanti in un solo quinquennio. La causa era sempre la stessa: l’incapacità di dire no alle richieste di denaro, sempre più pressanti, ricevute da un amico. Il torinese è oggi a processo per circonvenzione d’incapace. La psichiatra che ha effettuato la perizia sulla persona offesa conferma che il soggetto “è affetto da una patologia psichiatrica grave con ricadute sia in senso depressivo che euforico-maniacali”. “Ha fatto presente che iniziava a essere in difficoltà nel dare questi soldi, continuando però a farlo” spiega la dottoressa, convinta che “il fatto che fosse in difficoltà nel dire no poteva essere percepito anche da una persona che non avesse conoscenze in ambito psicologico”. Già nel 2013 in capo alla presunta vittima, un dipendente pubblico con una posizione ben retribuita, risultava una cessione del quinto dello stipendio. “Inizialmente sono rimasto stupito, perché mi aveva detto che non aveva neanche i soldi per il pane” ricorda il luogotenente Patti, all’epoca comandante della stazione dei carabinieri di Murello, a cui la persona offesa si rivolse una prima volta già nel 2014. “Non avendolo più sentito, pensavo che la questione si fosse risolta” precisa il carabiniere. Non era così. Lo stesso uomo infatti si sarebbe ripresentato in caserma otto anni più tardi: “Mi ha raccontato che continuava ad aiutare questa persona nonostante quello che era successo”. Gli accertamenti patrimoniali, condotti dal luogotenente Roberto Faccio della Guardia di Finanza di Fossano, hanno confermato la gravità della situazione. Malgrado lo stipendio “molto alto”, dice il finanziere, il signore “viveva in una condizione poco decorosa, molto sciatta. I conti correnti avevano scarse somme di denaro”. L’indagato, per contro, non risulta aver mai restituito nulla: “Agli atti non risultano versamenti di denaro pervenuti da lui. All’epoca era disoccupato e percepiva il reddito di cittadinanza, non aveva grandi possibilità”. Tra i due, poi, “non c’erano altri rapporti di lavoro subordinato o di qualsiasi tipo”. Ottenuti i riscontri bancari, gli inquirenti avevano chiesto e ottenuto la nomina di un amministratore di sostegno. Il processo per circonvenzione va avanti, aggiornato al 6 luglio per il completamento dell’istruttoria.